
Gli Otto grandi continuano ad ad essere "seriamente preoccupati" per gli eventi in Iran. "Deplorano" le violenze post-elettorali seguite alla contestata rielezione di Mahmud Ahmadinejad e, con un linguaggio privo di sfumature diplomatiche, "condannano" il presidente iraniano per le sue dichiarazioni "che negano l'Olocausto". E' al termine della cena di ieri sera che i leader dei Grandi della Terra riuniti all'Aquila hanno approvato una dichiarazione politica da cui sembra evidente che guardano all'Iran come a uno dei focolai di crisi più inquietanti sullo scacchiere mondiale. Anche se non il solo. Nel documento, infatti, si parla di proliferazione nucleare, di Medio Oriente, di Afghanistan e di Pakistan, oltre che di Corea del Nord, altra spina nel fianco della comunità internazionale, a sua volta "condannata" per il test nucleare del 25 maggio scorso e per i ripetuti lanci di missili balistici. Nello spirito tutto sommato conciliante che traspare dal tono usato dagli Otto grandi, Pyongyand viene esortata a tornare al tavolo del negoziato a Sei sullo smantellamento del suo programma atomico e a "rinunciare a tutte le armi e a tutti i programmi nucleari". Anche all'Iran, altro paese alle prese con una 'nuclearizzazione' dalle implicazioni sospette e inquietanti, gli Otto continuano a proporre il dialogo in piena sintonia con la politica della mano tesa impressa da Barak Obama alla politica estera americana. Nella dichiarazione, gli Otto si dicono "profondamente preoccupati per i rischi di proliferazione" posti dal programma di Teheran. All'Iran si riconosce "il diritto" al nucleare civile e si afferma che gli Otto grandi, assieme alla Cina, continuano a puntare sul dialogo per "la ricerca di una soluzione diplomatica". "Siamo tutti impegnati nel cercare un mondo più sicuro per tutti e per creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari", si legge d'altra parte nel documento in un paragrafo dedicato alla non proliferazione. Sull'Iran non è stato raggiunto quel consenso che forse alcuni avevano sperato. Alcuni paesi, come Francia e Gran Bretagna, volevano un testo separato dalla dichiarazione politica in cui si prospettasse addirittura un inasprimento delle sanzioni che la comunità internazionale ha già adottato contro Teheran. Per i suoi tradizionali legami di amicizia con Teheran, la Russia tuttavia si sarebbe opposta. E così gli Otto si sono dovuti accontentare di una soluzione di ripiego, comunque rafforzata dai richiami sulle violenze post-elettorali che hanno provocato morti e feriti e sulla netta condanna di Ahmadinejad per le sue provocatorie affermazioni sull'Olocausto, di cui continua a negare l'esistenza. Il G8 chiede all'Iran di "risolvere la situazione attraverso un dialogo democratico sulla base dello stato di diritto". Inoltre, gli 8 leader ricordano a Teheran "i suoi obblighi nel contesto della convenzione dei diritti civili e politici". Riconfermando che la "realizzazione di una pace giusta, durevole e globale rimane fondamentale", sul Medio Oriente il G8 rinnova il completo appoggio alla "soluzione dei due stati". L'Afghanistan e il Pakistan "rimangono una priorità assoluta" e il G8 riafferma il proprio impegno "a promuovere stabilità e sviluppo nei due Paesi". ATS
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