
Corsa contro il tempo per i leader del G20 costretti a raggiungere a tutti i costi un accordo che eviti il fallimento della comunità internazionale nelle strategie anticrisi. Dopo che gli sherpa, nel cuore della notte hanno dovuto prendere atto che il testo non era chiuso, oggi nel fortino blindato dell'Excel, l'asettica area ad est di Londra dove si svolge il vertice, i capi di Stato e di Governo del G20 hanno preso in mano il documento ed avviato una trattativa serrata su tutti i principali argomenti. A partire dal nodo dei paradisi fiscali che sembra al momento incagliato: troppe le resistenze ancora in piedi sul varo della cosiddetta "black list" dei paradisi fiscali la cui identificazione potrebbe slittare a data da definirsi, forse al G8 di luglio. Ma se tutti danno per scontato il raggiungimento di un accordo, adesso l'interrogativo è circoscritto all'ampiezza dell'intesa, alla sua profondità ed efficacia. Fonti che lavorano ai dossier hanno confermato che il testo sembra essere ancora troppo sbilanciato a favore degli Stati Uniti: "troppi stimoli fiscali e poche regole", ha sintetizzato la fonte. In questa battaglia negoziale Washington guida il gruppo di Paesi che vogliono un pacchetto di interventi "turbo" immediati per stimolare la ripresa, mentre Parigi e Berlino continuano a reclamare il varo di una serie di regole stringenti per disegnare la nuova architettura del sistema finanziario internazionale. Oltre al tema dei paradisi fiscali, la discussione è aperta anche sul rafforzamento dei soldi da destinare al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e sulle misure per stimolare la crescita economica. Nonché sulla proposta di fissare un tetto planetario ai compensi dei manager delle banche. Intanto, all'esterno, si stanno radunando i manifestanti che anche oggi protesteranno contro la globalizzazione e i devastanti effetti della crisi. ATS
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