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Francia, X e Musk nel mirino della procura di Parigi
Ats
2 ore fa
L'obiettivo è esaminare il funzionamento degli algoritmi di X e i deepfake di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale generativa sviluppato dall'azienda x.AI dello stesso Musk.

La procura di Parigi ha perquisito la sede francese della rete sociale X e annunciato la convocazione del suo patron Elon Musk nel quadro di un'inchiesta aperta a inizio 2025. La perquisizione è stata condotta dalla sezione per la lotta al crimine informatico della Francia, in collaborazione con gli agenti dell'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol). L'obiettivo è esaminare il funzionamento degli algoritmi di X e i deepfake di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale generativa sviluppato dall'azienda x.AI dello stesso Musk.

L'obiettivo

La sede legale di X si trova in Irlanda ed X France gestisce solamente comunicazione e pubbliche relazioni del gruppo. In una nota, la procura annuncia la convocazione di Musk nonché della ex direttrice generale di X, Linda Yaccarino, in «audizione libera» per il 20 aprile. I due sono chiamati «in qualità di gestori di fatto della piattaforma X al momento degli avvenimenti», precisa la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau. «L'obiettivo - precisa la magistrata parigina - è garantire la conformità della piattaforma X con le leggi francesi». E il formato della libera audizione, piuttosto che un fermo giudiziario, consentirà ai dirigenti di X di «illustrare loro le proprie posizioni sui fatti e, eventualmente, le misure di messa in conformità previste». Altri dipendenti di X sono convocati dal 20 al 24 aprile per intervenire in veste di testimoni.

Le segnalazioni

In Francia, la prima segnalazione è giunta il 12 gennaio 2025, quando il deputato macroniano esperto in sicurezza informatica, Eric Bothorel, ha allertato la procura locale su «modifiche dell'algoritmo X», nonché «apparenti ingerenze nella gestione» della rete sociale dal 2022, anno dell'acquisizione di Musk. Da allora, Bothorel ha osservato una «riduzione della diversità delle voci e delle opzioni». Una piattaforma, quella passata dall'uccellino azzurro al logo nero del magnate sudafricano, che si è allontanata dall'obiettivo di «garantire un ambiente sicuro e rispettoso di tutti», nonché «un'assenza di chiarezza sui criteri che hanno portato modifiche negli algoritmi». «Un vero pericolo e una minaccia per le nostre democrazie'», avvertiva il parlamentare.