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Estero
Francia: Sarkozy; fatti errori, ma riforme non si fermano
Redazione
18 anni fa

Ha ammesso di aver fatto "probabilmente degli errori" e riconosciuto la "delusione" dei francesi - che l'hanno fatto precipitare nei sondaggi, come nessun altro presidente dopo un anno all'Eliseo - alla quale si era comunque "preparato". Ma Nicolas Sarkozy non cambia direzione nella sua azione riformatrice, chiedendo di essere giudicato alla fine del suo mandato, fra quattro anni, perché la Francia "ha bisogno del cambiamento". In un'ora e tre quarti di diretta dall'Eliseo sulle due principali reti televisive - la privata TF1 e la pubblica France 2 - nell'ora di massimo ascolto e intervistato da cinque giornalisti, Sarkozy ieri sera ha riaffermato la sua volontà di andare avanti con le riforme - "ne ho lanciate 55" - perché il paese era "addormentato da 20-25 anni. Il mondo è cambiato". Più a suo agio nelle parti dell'intervista sui problemi sociali o internazionali, meno, probabilmente, nella parte relativa al potere d'acquisto, la prima preoccupazione dei francesi, lui che si era presentato in campagna presidenziale come "il presidente del potere d'acquisto". Ma la misura sulla defiscalizzazione degli straordinari "funziona" - ha rivendicato - e porta euro nelle buste paga, e il numero dei disoccupati "non è mai stato così basso, il 7,5%". Sarkozy ha anche annunciato che entro 15 giorni il governo presenterà un testo sulla compartecipazione: se gli imprenditori faranno partecipare i dipendenti agli utili pagheranno meno tasse sui benefici. Il presidente ha riconosciuto comunque che quello "shock di fiducia" che si aspettava dopo le prime misure del governo non c'è stato, e ne ha attribuito la responsabilità a quattro fattori esterni: l'aumento del prezzo del petrolio, la crisi dei 'subprime', il valore dell'euro e l'aumento del prezzo delle materie prime. Ma questo contesto economico internazionale difficile è - ha sottolineato - "una ragione in più per accelerare le riforme". Andrà avanti il processo di riduzione dei dipendenti statali e degli insegnanti - tema che in questi giorni sta facendo scendere in piazza migliaia di studenti - così come resterà fermo lo Stato davanti all'immigrazione clandestina: non ci sarà alcuna regolarizzazione, perché l'immigrazione sarà solo "scelta". Si è detto anche favorevole, "a titolo intellettuale", al voto degli immigrati per le elezioni locali, "se c'è reciprocità con quel Paese, ma la maggioranza per far passare il provvedimento non c'è". Ultima parte dell'intervista, quella dedicata alle questioni internazionali. Apertura su Pechino 2008: "Scioccato per quanto successo in Tibet, e l'ho detto al presidente cinese", ma "la Francia spinge per il dialogo". Porta chiusa contro la Turchia in Ue, e "se la questione verrà posta, ci sarà il referendum". ATS

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