
Non c'è pace per l'Ump, partito dell'ex presidente francese Nicolas Sarkozy, appena uscito da una complessa crisi interna. Stavolta la tegola è arrivata dalla Commissione nazionale dei conti di campagna e dei finanziamenti politici (Cnccfp), che ha bocciato il bilancio della campagna per le presidenziali di Sarkozy, sentenziando che i limiti di spesa imposti dalla legge sarebbero stati superati. Una decisione senza precedenti, che mette a rischio il cospicuo finanziamento pubblico che spetterebbe all'Ump. La decisione della Commissione è legata a un disaccordo su quali spese debbano essere integrate nel conteggio: l'equipe di Sarkozy ha infatti iniziato a calcolare le uscite dal 15 febbraio 2012, data in cui l'ex inquilino dell'Eliseo ha ufficialmente dichiarato di essere candidato alla propria successione, mentre la Cnccfp ritiene che debbano essere inserite nel bilancio anche alcune spese precedenti, per spostamenti e visite organizzate nel mese di gennaio, quando la candidatura era ufficiosa. Con questa correzione, le spese arriverebbero al di là dei limiti di legge, fissati a 22.509.000 euro per un candidato che arriva al secondo turno. Immediata la reazione dell'Ump, che per bocca del tesoriere della campagna di Sarkozy, Philippe Briand, ha annunciato che farà ricorso al Consiglio costituzionale contro la sentenza, definita "non priva di retro-pensieri politici" in quanto originata "da un appello di parlamentari di sinistra". Un riferimento esplicito alla diatriba scoppiata nel febbraio scorso tra i sostenitori di Sarkozy e l'allora opposizione socialista, che accusava il presidente di utilizzare le sue visite ufficiali, e le spese pubbliche associate, come piattaforma elettorale impropria, aggirando le regole. "La Commissione considera che certe attività di Nicolas Sarkozy in quanto presidente della Repubblica, anteriori alla sua dichiarazione di candidatura, avrebbero avuto carattere elettorale. Non posso condividere questa analisi, salvo ritenendo che un presidente in esercizio debba cessare ogni attività nell'anno che precede il voto", ha detto ancora Briand, rimarcando che "le spese reintegrate dalla Commissione sono tutte state pagate dall'Ump e segnalate nei suoi conti, in tutta trasparenza". Una difesa strenua e incalzante, giustificata dalla rilevante posta in gioco per il partito. Se, infatti, la decisione della Cnccfp fosse confermata, l'Ump non subirebbe solo un netto danno d'immagine, ma si vedrebbe anche ritirare 10-11 milioni di euro di finanziamenti pubblici, che corrispondono al rimborso del 47,5% delle spese elettorali. Un duro colpo per le casse della formazione di centrodestra, che, tra la riduzione delle sovvenzioni per il risultato deludente nelle ultime legislative e la fuga dei militanti dopo la guerra intestina per l'elezione del presidente, già non godono di buona salute. ATS
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