
Quattro giorni dopo la sua comparsa nel talk-show di France 2 "L'émission politique", il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon è ancora così furioso da parlare di "trappola" organizzata ai suoi danni e da chiedere un "tribunale per i giornalisti". In un lunghissimo testo pubblicato oggi sul suo blog, Mélenchon si scaglia contro il programma e la sua conduttrice, la popolare Lea Salamé, sostenendo di essere stato invitato all'unico scopo di esporlo ad un linciaggio pubblico. "È chiaro che tante bassezze, menzogne e inganni - scrive il leader dell'ultrasinistra - sono state pensate per umiliarmi. Quello che abbiamo visto non è più giornalismo, non è più servizio pubblico, è soltanto un regolamento di conti da parte di una squadra di persone pronte a qualsiasi mistificazione per colpire il principale oppositore politico dei loro datori di lavoro". Mélenchon accusa France 2 di avergli teso una trappola opponendogli invitati di parte presentandoli come neutrali: "Il metodo lo conosciamo, si tratta di prendere 'a sorpresa' l'invitato, impedendogli di replicare, ridicolizzandolo se possibile". Dopo aver paragonato la trasmissione a una "corrida", Mélenchon arriva a proporre "un ricorso contro l'abuso di potere mediatico". Per i giornalisti, ha scritto, "chiedo che esista un tribunale professionale al quale si possa far ricorso e che abbia il potere di sanzionare simbolicamente i bugiardi, gli imbroglioni".
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