
La guerra aperta tra gli eredi della famiglia francese Lacoste rischia di far passare in mani svizzere il celebre marchio con il coccodrillo, creato nel 1933 dal leggendario tennista Renè Lacoste. Ad approfittare delle divergenze familiari è il gruppo Maus Freres, attivo nella distribuzione di abbigliamento (con marchi come Gant e Manor) e che detiene già il 35% di Lacoste. Venerdì scorso il gruppo svizzero ha infatti annunciato di aver firmato un accordo per acquisire un ulteriore 30,3% del capitale dell'azienda, detenuto da un gruppo di azionisti della schiatta del fondatore, tra cui lo stesso ex presidente Michel Lacoste. In questo modo le chiavi del famoso brand passerebbero dunque di mano. Maus è entrato nel capitale di Lacoste nel 1998 con l'acquisizione del 90% del gruppo Devanlay, partner nella fabbricazione mondiale delle celebri polo. Il destino del marchio si giocherà nei prossimi giorni. Secondo quanto scrive oggi il quotidiano francese Le Figaro, Sophie Lacoste, 36 anni, ex attrice, che ha preso le redini dell'azienda lo scorso 24 settembre, avrebbe fino alle 19 del 12 novembre prossimo per accettare o rifiutare la proposta elvetica. Al Journal du Dimanche, Michel Lacoste ha definito "molto teorico" lo scenario di un gran rifiuto della figlia che impedisca al gruppo Maus di prendere il controllo. "Siamo convinti che anche altri membri della famiglia cederanno le loro azioni", ha detto l'ex presidente. Quest'ultimo ha fatto causa a Sophie, nata dal primo matrimonio e da tempo ostile al padre, per aver preso il suo posto con una "nomina al di fuori delle regole" e senza avere "le competenze" per dirigere il gruppo. Tutto questo succede proprio alla vigilia dell'ottantesimo compleanno del celebre coccodrillo verde, presente in 110 Paesi e che nel 2011 ha ricavato 1,6 miliardi di dollari. Un pezzo di storia e della moda francese, nata dalla creatività del campione Jean Renè Lacoste, sei volte vincitore della Coppa Devis insieme con gli altri 'moschettierì del tennis degli albori. Era stato lui, nel 1933, a dar vita all'azienda. Appesa al chiodo la racchetta, l'ex tennista aveva portato avanti una seconda fortunata carriera da imprenditore, fino alla morte nel 1996. L'impero del coccodrillo che ha lasciato ora rischia di sgretolarsi fra le risse dei suoi 25 eredi. La vicenda Lacoste, che sta appassionando i francesi, non può non ricordare altre querelle familiari al vertice di grandi aziende. In Francia non serve tornare troppo indietro nel tempo: anche il destino di un altro marchio universalmente noto come L'Oreal si sta consumando nei tribunali. ATS
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