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Estero
Francia: leader gauche attacca ministro ebreo, è bufera
Redazione
13 anni fa

Bufera in Francia dopo le parole del leader del Front de Gauche, Jean Luc-Melenchon, reo di aver sferrato un durissimo attacco contro l'attuale ministro dell'Economia, Pierre Moscovici, che per alcuni nasconderebbe sottotraccia una vena antisemita. Anche se lui smentisce e dice a chiare lettere che "se Moscovici fosse vittima di insulti in quanto ebreo, accorrerei immediatamente al suo fianco". Nel corso del fine settimana, in occasione del congresso del Parti de Gauche a Bordeaux, l"uomo in cravatta rossà - che nelle presidenziali di maggio si è fermato all'11% delle preferenze - ha ruggito contro il governo socialista con parole durissime: "Tutti a casa", "mascalzoni", "Fallimento del governo", "Voglio spargere conflitto ovunque". Poi il siluro contro Moscovici, che a suo avviso ha "un comportamento di chi non pensa francese, ma nella lingua della finanza internazionale". Parole che hanno scatenato un putiferio, con commentatori e politici che hanno visto in quella frase un riferimento alle origine ebraiche di Moscovici. In realtà, in un secondo tempo, i media hanno riascoltato l'uscita di Melenchon, che è risultata leggermente più edulcorata: Moscovici "ha un comportamento di chi non pensa più in francese, ma nella lingua della finanza internazionale". Nonostante la rettifica, il diretto interessato si è comunque detto "profondamente scioccato" per le parole di Melenchon. Come lui, anche il segretario del Ps, Harlem Desir, che si è pure scagliato contro l'altra frase shock del Parti de Gauche, quella del segretario nazionale, Francois Delapierre. Per riferirsi ai ministri delle Finanze dell'eurozona durante la crisi a Cipro, quest'ultimo ha parlato dei "17 bastardi europei". "Ma cos'è questo vocabolario? - si è chiesto Desir - Trattare un ministro da bastardo, dire che quando agisce come membro del governo non pensa francese o non pensa in francese...Melenchon può avere un disaccordo politico con Moscovici, ma non può mettere in discussione il suo patriottismo". Già ieri, il segretario socialista aveva detto che quello del leader della Gauche è "un vocabolario degno degli anni '30". Da parte sua, Melenchon si è detto "ferito" per le accuse di antisemitismo, spiegando di non aver mai saputo "quale fosse la religione" di Moscovici. Nel fiume di commenti e reazioni sui social network, c'è anche quello del candidato sconfitto del Movimento 5 Stelle nella circoscrizione Europa, Andrea D'Ambra, che sul suo profilo Twitter scrive così: "Regola numero 1: Prima di criticare qualcuno verificarne la religione, se ebreo meglio evitare (?)". E forse non è un caso se Liberation tracci un parallelo con l'Italia. "La delusione della sinistra al potere sta aprendo, secondo Melenchon, un nuovo periodo in Francia. Quello, come in Italia, della 'grande pulizia'. Ma è una scommessa a rischio", avverte lo storico quotidiano della gauche. A un anno dalle elezioni locali, è comunque chiaro che Melenchon stia cercando di non farsi strappare il monopolio della contestazione da Marine Le Pen. Soprattutto, non accetterebbe per nulla al mondo che la leader dell'estrema destra possa etichettarlo come "uomo di sistema", come ha già fatto in passato. Per lui, la soluzione è semplice: è solo attraverso il "conflitto", che potrà "accendersi la coscienza" degli elettori. ATS

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