
Sale la tensione nelle Antille francesi dopo quattro settimane di sciopero generale contro "il carovita", mentre i negoziati sono in stallo e Parigi ha promesso di far rispettare "lo Stato di diritto". In Guadalupa oggi migliaia di manifestanti - 9000 secondo la polizia, 50.000 secondo gli organizzatori - sono scesi in piazza denuncianto la scelta della "repressione" da parte delle autorità francesi e il predominio della minoranza bianca sull'economia locale. "La Guadalupa è nostra! La Guadalupa non è loro!" hanno scandito i manifestanti, con riferimento ai discendenti bianchi dei coloni e ai "grandi" proprietari terrieri e industriali. Lo sciopero contro il carovita è cominciato in Guadalupa lo scorso 20 gennaio, si è poi esteso alla Martinica e rischia di raggiungere anche la Reunion. Elie Domota, portavoce della protesta, ha accusato le autorità di "repressione". "Oggi - ha detto - considerato il numero di gendarmi che sono arrivati in Guadalupa armati fino ai denti, lo Stato francese ha scelto la sua via naturale: quella di uccidere, come ha già fatto, gli abitanti della Guadalupa". Il 14 febbraio 1952 la polizia represse nel sangue un corteo di operai e contadini, uccidendone quattro. Dal canto suo il ministro d'Oltremare Yves Jego, confermando che i salari non possono essere aumnetati, ha detto che il governo sarà "molto rigoroso nel far rispettare lo stato di diritto". ATS
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