Cerca e trova immobili
Estero
Francia: governo fa sul serio, subito decreto pensioni
Redazione
14 anni fa

Il governo socialista del premier Jean-Marc Ayrault fa sul serio e pur di applicare quanto promesso da Francois Hollande in campagna elettorale non va per il sottile: la pensione ridiscende a 60 anni per chi lavora da quando ne aveva 18 o 19. La "controriforma" si farà per decreto, ancora prima dell'elezione delle nuove Camere. Il presidente dell'Assemblea nazionale, Bernard Accoyer, è andato su tutte le furie: "si fanno beffe del Parlamento", ha protestato. L'annuncio, che apre le ostilità sul piano sociale in Francia ancora prima delle elezioni legislative di giugno, è in realtà un colpo di scena più a livello istituzionale che non sostanziale. Si tratta, infatti, di un provvedimento che - stando al governo - "non fa che riparare ad un'ingiustizia", quella che riguarda chi ha cominciato a lavorare a 18 o 19 anni ed ha già collezionato 41 anni di contributi. Erano rientrati anche loro nell'innalzamento dell'età pensionabile a 62 anni varato da Nicolas Sarkozy nel 2010, ma la sinistra era insorta perché questi lavoratori sarebbero stati particolarmente penalizzati. Restano esclusi dall'abbassamento dell'età pensionabile quelli che hanno cominciato a versare contributi a 20 anni, quindi il target interessato dalla "controriforma" è in realtà limitato a 130.000-150.000 persone all'anno. Sul principio della riforma le polemiche sono relative, a parte il presidente dell'Ump, Jean-Francois Copé, che ha messo in guardia il governo socialista dall"'aprire il vaso di Pandora" delle pensioni. Il clima si surriscalda quando si parla di costi: per il governo i francesi pagheranno un miliardo di euro all'anno, cioè 5 miliardi da oggi al 2017, cifra che dovrebbe essere finanziata con un aumento dello 0,1% annuo dei contributi versati dalle aziende e di quelli versati dai lavoratori. Accoyer, invece, ha parlato di "20 miliardi da qui al 2018", citando cifre di esperti in suo possesso. Dove lo scontro si fa infuocato è sul metodo: "viene negata la democrazia", ha protestato Copé, "è un colpo di mano", gli ha fatto eco l'ex ministro del Lavoro, Xavier Bertrand. "Chiederò di essere ricevuto dal capo dello stato e dal primo ministro - ha annunciato Accoyer - per ricordare loro le regole di una democrazia parlamentare. Il Parlamento viene scavalcato su una misura così importante, che rimette in discussione la credibilità della Francia, la sua volontà di riformare. Non c'è nessuna urgenza di adottare un provvedimento del genere in un periodo in cui l'Assemblea non legifera". Ma Ayrault e i suoi ministri non sembrano tentennare e il premier ha annunciato oggi un calendario per la preparazione di una grande "conferenza sociale" con tutte le parti entro il 14 luglio: il Medef (la Confindustria), i sindacati, le associazioni. Si parlerà di tutto, dal salario minimo che Hollande ha promesso di aumentare alle assunzioni di giovani con sgravi fiscali per le aziende che aderiranno, dalla competitività alle pensioni. ATS

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata