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Estero
Francia: fallisce progetto clinica anti-jihad
Redazione
9 anni fa

Un progetto fallimentare per molti, un'alternativa alla prigione per alcuni. Dopo solamente dieci mesi, la Francia mette fine alla sua prima sperimentazione nel campo della lotta e della prevenzione al rischio di radicalizzazione islamica tra i giovani. In un comunicato diffuso in mattinata, il Ministero dell'Interno ha annunciato la chiusura definitiva del centro anti-radicalizzazione di Pontourny, nel dipartimento Indre-et-Loire (ovest). "L'esperienza si è rivelata inconcludente", spiega il comunicato, sottolineando che il progetto "di un centro di accoglienza aperto, funzionante su base volontaria, ha mostrato i suoi limiti". Inaugurata in pompa magna nel settembre dello scorso anno dall'allora Primo Ministro, Manuel Valls, l'iniziativa ha innescato fin da subito un'aspra polemica in merito ai metodi attuati dalla squadra di professionisti che operava nell'istituto. Finanziata con un budget di 2,5 milioni di euro, la struttura contava una trentina di dipendenti tra psicologi, insegnanti ed educatori, con un massimo di 25 posti disponibili. Il progetto iniziale prevedeva una prima fase "di rodaggio", a cui sarebbe seguita una seconda tappa con l'apertura di 13 centri sparsi su tutto il territorio. Il progetto, però, ha mostrato fin da subito i suoi limiti. Primo fra tutti, la frequentazione su base facoltativa, con i ragazzi che erano liberi di abbandonare in qualsiasi momento i corsi. Dal giorno della sua apertura, il centro ha accolto solamente nove persone, nessuna delle quali ha portato a termine il programma previsto. Tra questi anche Mustafa S., 20 anni, che dopo un breve soggiorno nell'istituto era stato arrestato a gennaio nei pressi di Strasburgo mentre era sul punto di recarsi in Siria per unirsi ai terroristi dell'Isis. Stessa sorte per un altro ex ospite, condannato il mese successivo per violenza e apologia del terrorismo. A questo si aggiunge poi l'opposizione degli abitanti del quartiere, che fin dal primo giorno hanno mostrato il loro dissenso con manifestazioni e cortei. Il ministero ha fatto sapere che nei prossimi mesi "il governo studierà la possibilità di aprire delle strutture di piccola taglia per sviluppare soluzioni alternative". Intanto, i comitati dei cittadini hanno fatto sapere che la struttura dovrebbe tornare alla sua funzione iniziale: quella di accogliere immigrati minorenni non accompagnati.

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