
La direzione di Ikea France "sapeva" delle pratiche di spionaggio all'interno del gruppo. È l'accusa mossa da Jean-François Paris, ex responsabile della sicurezza di Ikea France. Il caso Ikea è scoppiato lo scorso febbraio, in seguito alle rivelazioni del settimanale "Le Canard Enchaîné", che accusò la filiale francese di uno dei più celebri mobilifici al mondo di aver fatto spiare, in uno dei suoi centri commerciali di Parigi, i candidati all'assunzione, i dipendenti e persino i clienti con cui aveva in corso controversie commerciali. Intervistato dal quotidiano Le Monde, Jean-François Paris, ha detto che "non solo la direzione conosceva le pratiche in questione ma le ha ampiamente incoraggiate". Lo scorso maggio, Paris è stato licenziato insieme ad altri tre dirigenti della filiale francese di Ikea, tra cui il direttore generale, Jean-Louis Baillot, dopo le diverse denunce dei sindacati e l'apertura di un'inchiesta giudiziaria. "Quando sono stato scelto per questo incarico - ha detto al giornale - colui che lo occupava prima di me mi ha detto che a volte si ricorreva a una società di consulenza, in particolare, per effettuare delle inchieste in caso di furti sospetti". E quando si sono verificati furti di soldi e di merci - si è giustificato - "me la sono dovuto sbrigare da me...". Per lui, queste "pratiche aziendali erano conosciute dalla direzione generale". Alcune filiali estere di Ikea, controllerebbero il loro personale "grazie ai data base a cui sono abbonati, possono sapere se un candidato all'assunzione è stato condannato in passato", ha spiegato ancora Paris. Ikea France non ha voluto commentare le parole di Paris e la procedura penale in corso, ma è tornata a condannare queste pratiche "contrarie ai suoi principi più fondamentali, a partire dal diritto alla privacy". ATS
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