
Il decreto che consente il blocco amministrativo dei siti Internet che fanno apologia di terrorismo, senza bisogno di passare per un giudice, è entrato in vigore in Francia solo stamattina, ma già sul web piovono critiche e accuse al governo di voler fare "censura digitale". "Con questo decreto che istituisce la censura amministrativa di Internet, la Francia persiste nell'aggirare il potere giudiziario - commenta la responsabile dell'associazione che gestisce il sito specializzato in diritti digitali "La Quadrature du Net", Adrianne Charmet - tradendo la separazione dei poteri per attentare alla prima delle libertà in democrazia, che è la libertà di espressione". Il problema, sottolinea l'altro sito specializzato "NextInpact", è in particolare legato alla definizione di "terrorismo" su cui si basa la legge - "disturbare gravemente l'ordine pubblico tramite intimidazione o terrore" - molto vaga e quindi passibile di includere anche forme di espressione che nulla hanno a che fare con l'integralismo islamico e l'incitazione alla jihad. Inoltre, per sancire il blocco di un sito basta che questo "presenti, commenti o porti un giudizio morale favorevole" su atti che possano rientrare nella categoria "terrorismo", cosa che apre la porta, sempre secondo i due siti, a utilizzi forzati del decreto. "Sappiamo quanto la definizione di disturbo dell'ordine pubblico sia politico - dice ancora la Charmet - Basta vedere come ormai certi ecologisti siano bollati come 'jihadisti verdi'".
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