
Dopo anni di promesse e rinvii la Francia si appresta a spegnere il reattore nucleare numero uno della centrale atomica di Fessenheim, situata in Alsazia a meno di 50 chilometri da Basilea. Si tratta del più antico e vetusto impianto del Paese, da anni al centro di timori legati alla sicurezza. La chiusura era stata chiesta anche dai governi cantonali di Basilea Città e Basilea Campagna.
L'operazione di spegnimento è cominciata alle 20.30 e dovrebbe concludersi intorno alle 2.00 di notte anche se diversi dipendenti che si oppongono allo stop minacciano di disobbedire non applicando le procedure. Nella Francia avvezza ad ogni genere di rivolta o protesta, dai gilet gialli fino alla recente mobilitazione contro la riforma pensionistica di Emmanuel Macron, l'operazione potrebbe dunque venire ritardata o addirittura rinviata.
Secondo un dipendente citato dall'agenzia France Presse, "oltre la metà" dei lavoratori intendono disobbedire all'ordine impartito di arrestare l'impianto atomico. "L'atmosfera alla centrale è molto pesante, i dipendenti hanno i nervi a fior di pelle", sottolinea il sindaco di Fessenheim, Claude Brender, aggiungendo che i dipendenti sono mossi da un "sentimento di rivolta (...) l'impressione di uno spreco". Sui social è cominciato a circolare lo slogan "Je suis Fessenheim".
Previsto lo spegnimento dell'illuminazione pubblica della cittadina mentre gli abitanti sono invitati a condividere una zuppa a lume di candela. Un altro dipendente ritiene invece "impensabile" che le procedure non vengano rispettate. "E' una questione d'onore. Il lavoro sarà fatto e sarà ben fatto. Tutti risponderanno agli ordini", ha garantito, mentre la ministra responsabile per la Transizione Ecologica, Elisabeth Borne, dice di "contare sulla professionalità dei dipendenti" del colosso energetico EDF.
Lo stop del secondo reattore è stato invece fissato per il 30 giugno. Le due date corrispondono al calendario annunciato a settembre dalla sottosegretaria alla Transizione ecologica, Emmanuelle Wargon. All'epoca, EDF aveva fatto sapere di aver firmato con lo stato il "protocollo di indennizzo" per risarcire l'impresa per le perdite dovute alla chiusura anticipata degli impianti. Si tratterà di un risarcimento attorno ai 400 milioni di euro in 4 anni più una somma "corrispondente all'eventuale mancato guadagno", pari agli utili che sarebbero stati incassati per la produzione di energia fino al 2041.
La chiusura della centrale di Fessenheim - costruita in una zona sismica nel 1977 - era una promessa dell'ex presidente François Hollande ed era stata inizialmente fissata a fine 2016 ma a più riprese è stata rinviata. La Francia prevede la chiusura progressiva di un totale di 13 reattori nucleari nel quadro del piano nazionale per un nuovo mix energetico.
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