
Ancora un colpo di scena nella vicenda dei fondi Mobutu: un cittadino svizzero ha inoltrato oggi una denuncia presso il Tribunale penale federale (TPF) dopo che la scorsa settimana il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) si era rifiutato di restituire i circa 7,7 milioni del clan Mobutu alla Repubblica democratica del Congo (RDC). "Ho presentato oggi la denuncia" alla Camera di ricorso del TPF, ha indicato all'ATS Mark Pieth, professore di diritto penale all'Università di Basilea ed esperto di reati economici. "Si tratta di una sorta di appello di cittadino", ha precisato. Questo ennesimo passo è volto a prorogare il blocco - che scade il 30 aprile - degli averi dell'ex dittatore congolese depositati sui vari conti bancari elvetici e ad evitare che finiscano in mano agli eredi di Mobutu. Poche ore prima, la RDC aveva deciso di non ricorrere contro il parere dell'MPC. La RDC "ha preso atto" della decisione della scorsa settimana e deciso "di non ricorrere" al TPF, ha affermato Enrico Monfrini, l'avvocato svizzero che difende gli interessi del Paese africano, interrogato dall'ATS. Lo stesso Monfrini il 23 gennaio aveva depositato una denuncia penale all'MPC per impedire che i fondi bloccati tornassero agli eredi di Mobutu. I circa 7,7 milioni franchi sono bloccati su conti svizzeri dal 1997. Martedì scorso, l'MPC aveva rinunciato a dare seguito alla denuncia dell'RDC. La procura federale "considera che gli atti di riciclaggio di denaro eventualmente commessi in Svizzera sono prescritti, dato che il regime Mobutu è stato rovesciato nel maggio 1997". ATS
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