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Estero
Fondi clan Mubarak: aumenta pressione sulla Svizzera
Redazione
12 anni fa

L'incertezza sulla fine che faranno i fondi bloccati in Svizzera dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak è cresciuta dopo l'assoluzione, lo scorso fine settimana, dell'ex rais accusato di aver ordinato di sparare sui dimostranti antigovernativi durante la rivolta della "primavera egiziana" del 2011, che segnò la fine del suo potere trentennale. Le autorità elvetiche si ritrovano di fronte a un dilemma: scegliere tra il rispetto del diritto o della politica. "Questa sentenza non ci è di grande aiuto", ha spiegato all'ats la direttrice del Basel Institute on Governance, Gretta Fenner. A suo avviso, sarà infatti ancor più difficile provare che i soldi del clan Mubarak siano stati ottenuti illegalmente. Se da parte egiziana non verrà emessa alcuna decisione contro l'ex presidente e il suo entourage, alla Svizzera non sarà possibile restituire i soldi alla popolazione egiziana, deplora la Fenner, che è pure esperta di anti-corruzione. La direttrice del Basel Institute on Governance teme la ripetizione dello scenario dei fondi di Mobutu. Nel 2009, la Confederazione aveva dovuto riconsegnare oltre 7,7 milioni di franchi agli eredi del dittatore congolese Mobutu Sese Seko, visto che la restituzione dei soldi alla Repubblica democratica del Congo era fallita. Per l'esperta, alla Svizzera si prospettano ora due scenari possibili per risolvere la vicenda: da un lato, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) potrebbe accelerare il procedimento nei confronti del clan Mubarak per riciclaggio di denaro. Ma per vincere davanti a un Tribunale, l'MPC dovrebbe ottenere le prove dell'origine criminale dei fondi, il che è poco probabile vista la situazione attuale in Egitto, rileva la Fenner. Nel secondo scenario, l'MPC potrebbe prorogare il blocco dei soldi adducendo il reato di crimine organizzato. "A mio avviso, si tratterebbe dell'opzione migliore", sottolinea l'esperta. Il vantaggio di questo approccio consiste nell'invertire l'onere della prova, ciò che obbligherebbe gli avvocati di Mubarak a dimostrare che il loro cliente ha guadagnato in modo lecito i soldi bloccati in Svizzera. Ma la Confederazione si ritroverebbe in una posizione "molto delicata" sul piano diplomatico, poiché tale decisione potrebbe essere interpretata come una critica indiretta del sistema giudiziario egiziano, spiega ancora la Fenner. L'MPC e il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) hanno dichiarato all'ats di non voler prendere posizione sul caso. E nemmeno la procura egiziana ha voluto esprimersi sull'argomento, ha fatto sapere il suo portavoce Kamel Guirguis. Il primo ministro egiziano Ibrahim Mahlab ha tuttavia affermato alla stampa che la recente assoluzione di Mubarak non ha alcuna relazione con la questione della restituzione dei fondi dell'ex presidente bloccati all'estero.

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