
Il governo svizzero è disponibile, e "non è un fatto nuovo", "ad aprire un tavolo negoziale con l'Italia sulle questioni in sospeso in ambito fiscale" non appena l'esecutivo Monti "riterrà che le condizioni sono riunite", ma dirà no a scambi automatici di informazione sui depositi. Lo dice in un'intervista alla Stampa l'ambasciatore svizzero in Italia Bernardino Regazzoni. "Le concessioni - precisa - si fanno in corso di negoziato, non prima di iniziarlo. Solo lo scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali è escluso". "Da anni - sottolinea - la cooperazione nell'ambito giudiziario e delle autorità di polizia è molto stretta per quanto riguarda la lotta alla criminalità economica, che è spesso espressione della criminalità organizzata". La Svizzera dal canto suo "ha espresso negli ultimi anni la sua posizione: la piazza finanziaria svizzera si deve concentrare sull'amministrazione di capitali in regola con il fisco dei paesi d'origine. Gli accordi negoziati recentemente con Germania e Regno Unito sono uno dei possibili strumenti per pervenire a tal fine". L'etichetta di paradiso fiscale non si addice alla Svizzera, sostiene il diplomatico, "già in quanto il livello di imposizione fiscale che vi si pratica è paragonabile a quello di altri paesi Ocse". ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

