
In Germania, i primi dibattiti parlamentari sull'accordo fiscale tra Berlino e Berna al Bundestag (Camera del popolo) hanno nuovamente rivelato oggi la spaccatura tra destra e sinistra: la prima a favore dell'intesa e la seconda contro. Si è trattato solo di dibattimenti preliminari in un'aula semivuota. La coalizione dei cristiano democratici e liberali del governo della cancelliera Angela Merkel, favorevole all'intesa con la Confederazione, al Bundestag dispone della maggioranza. I destini dell'accordo appaiono invece compromessi al Bundesrat, la Camera dei Länder, dove la maggioranza è detenuta dalla sinistra. E oggi i socialdemocratici dell'SPD, la sinistra radicale (Die Linke) e i Verdi hanno manifestato la loro più netta opposizione. Il trattato "è un regalo per i frodatori del fisco", ha ad esempio affermato la deputata Barbara Höll (Die Linke). A nome della coalizione governativa Hartmut Koschyk ha invece difeso l'intesa con la Svizzera giudicandola un "buon compromesso" e ha ricordato che l'accordo permetterà allo Stato federale e ai Länder di contare su entrate di dieci miliardi di euro. Alla tribuna sono saliti solo pochi oratori e nessun "peso massimo". Il dibattito è stato breve e i banchi della Camera erano in gran parte disertati. La decisione definitiva del parlamento tedesco è ancora lontana. Dopo i dibattiti odierni, il dossier deve ancora passare alle commissioni preparatorie dello stesso Bundestag. Il dibattito finale nel plenum è previsto in autunno. Il voto del Bundesrat interverrà solo in seguito. In Svizzera invece Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati hanno approvato l'accordo lo scorso 15 giugno. Il trattato, che introduce l'imposta liberatoria alla fonte per i capitali tedeschi depositati nelle banche elvetiche, è però combattuto con il referendum dall'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), dalla Lega dei contribuenti - due associazioni vicine all'UDC -, dalla Lega dei ticinesi e dalla Gioventù socialista svizzera (GISO). ATS
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