
Ore di attesa ed angoscia per la sorte di Eugenio Vagni, l'ultimo dei tre operatori della Croce Rossa Internazionale ancora nelle mani dei ribelli del gruppo islamico Abu Sayyaf nelle Filippine. Dopo oltre 3 mesi di prigionia - e la liberazione degli altridue ostaggi, la filippina Jean Mary Lacaba e lo svizzero Andreas Notter - oggi è partita l'offensiva del governo e della polizia di Manila per liberare l'operatore italiano. Un'azione che vedei n campo - secondo le prime indicazioni che rimbalzano dalle Filippine - oltre mille uomini. E sulla quale le informazioni sono ancora poche e frammentate, anche se c'é chi - tra i media locali - riporta scontri in corso. Di certo c'é l'annuncio di Abdusakur Tanel, governatore della provincia di Solu (l'area in cui è stato rapito Vagni), che ha dato il via all'operazione spiegando che le condizioni di salute dell'ostaggio non permettevano di attendere ancora. Vagni - che ha parlato domenica scorsa al telefono con la moglie - soffrirebbe infatti di ernia, non sarebbe più in grado di camminare autonomamente e avrebbe bisogno di un intervento chirurgico. L'Italia è comunque contraria all'azione militare, come ribadito oggi dal ministro degli Esteri, Franco Frattini: "La linea del Governo è rimasta la stessa" e l'opzione militare continua ad essere giudicata pericolosa per la sorte dell'ostaggio. Vagni, originario di Montevarchi in Toscana è l'ultimo di tre dipendenti del Cicr rapiti sull'isola di Jolo, nel sud delle Filippine, il 15 gennaio scorso all'uscita da una prigione in cui avevano compiuto un sopralluogo nell'ambito di un progetto di ristrutturazione idrica che stavano seguendo. Il 2 aprile erastata rilasciata la Lacaba mentre 16 giorni dopo, il 18 aprile, aveva riconquistato la libertà anche lo svizzero Notter. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

