
L'esercito filippino ha accettato di ritirare le sue truppe nel sud del Paese così come avevano chiesto i ribelli islamici che minacciavano di giustiziare i tre operatori della croce rossa rapiti il 15 gennaio scorso tra cui c'è anche lo svizzero Andreas Notter. Lo ha reso noto un responsabile del governo. Il ritiro dell'esercito in un'area della giungla sull'isola di Jolo dovrebbe avvenire nelle prossime ore, ha affermato il ministro dell'Interno e delle collettività locali, Ronaldo Puno. Nel frattempo dovrebbe essere organizzato anche un corridoio umanitario per permettere la liberazione di uno degli ostaggi, così come promesso dai ribelli del gruppo islamico di Abu Sayyaf. Una rete televisiva filippina ha trasmesso proprio ieri sera un nuovo video con le immagini dei tre operatori del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). Nelle immagini Notter è costretto a ripetere un messaggio già lanciato dai sequestratori: se l'esercito non avesse allentato l'assedio alle roccaforti della guerriglia nel sud dell'isola uno degli ostaggi sarebbe stato decapitato. In un'inetrvista concessa ieri alla radio svizzerotedesca DRS Micheline Calmy-Rey ha manifestato rammarico per l'impotenza della Svizzera in vista di una possibile soluzione della crisi. Dato che la vicenda è "puramente interna alle Filippine (...) possiamo chiedere, esigere, esercitare pressioni, ma non possiamo fare nulla direttamente". Dal canto suo Jakob Kellenberger, citato ieri in un comunicato del CICR, si dice "molto preoccupato dalle minacce dei rapitori", che invita al rispetto di persone attive come operatori umanitari. Oltre a Notter, i ribelli di Abu Sayyaf hanno sequestrato anche l'italiano Eugenio Vagni e la filippina Mary Jean Lacaba. ATS
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