
Rinnovarsi per non cedere le armi agli islamico-radicali di Hamas, serrare le file per riprendere il cammino verso l'orizzonte di uno Stato palestinese. E' questo il messaggio risuonato oggi nella prima giornata del congresso di Fatah, il movimento che fu di Yasser Arafat, aperto in una Betlemme blindata dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen (Mahmud Abbas), con richiami al futuro, un occhio al passato e uno slogan a due facce: da un lato la conferma della "scelta della pace"; dall'altro, in caso di fallimento negoziale, la rivendicazione del "diritto alla resistenza". Convocata a vent'anni di distanza dall'ultima - e a cinque dalla morte di Arafat - l'assise ha radunato 2260 delegati, affollatisi con le tradizionali kefyah bianco-nere al collo nell'aula magna della Terrasanta School: un istituto cristiano a pochi metri dalla basilica della Natività. Anziani notabili, ex giovani leoni (ormai cinquantenni), ma anche reduci della diaspora tornati in Cisgiordania da Siria, Libano o Tunisia dopo anni di assenza e con il consenso delle autorità israeliane. Tutti attesi da due giorni di dibattiti a porte chiuse prima della conta dei voti destinata venerdì a dire una parola-chiave sui nuovi assetti di potere interni. Fino al probabile ricambio, ha annunciato Azzam Ahmad, capogruppo parlamentare di Fatah, di "tutti e 21" i componenti del comitato direttivo del partito rimasti in carica (compresi sette defunti) dall'era Arafat. Alla platea Abu Mazen ha parlato oggi per quasi tre ore, mentre dai tetti degli edifici di piazza della Mangiatoia decine di cecchini delle forze di sicurezza presidiavano mitra in pugno l'intera area. E ha evocato innanzi tutto la necessità di "riconoscere gli errori" commessi dal partito e "i comportamenti" spregiudicati di molti capi. Errori e comportanenti che "ci han fatto perdere le elezioni del 2006 - ha detto - e perdere anche la Striscia di Gaza" (passata nel 2007 sotto il pieno controllo di Hamas e da dove a molti dei delegati non è stato oggi neppure permesso di raggiungere Betlemme). Toni di autocritica che non cancellano sul fronte avverso le responsabilità di Hamas, verso la cui leadership - bollata come "golpista e corrotta" - il presidente ha avuto parole dure, pur rinnovando l'appello a cercare "l'unità" nel nome dell'obiettivo supremo: la creazione di "uno Stato palestinese democratico, con capitale a Gerusalemme e una soluzione equa per i profughi". Un traguardo che non potrà essere sostituito dalla prospettiva di accordi o aiuti economici, ha precisato Abu Mazen, additando l'insistenza del premier israeliano, Benyamin Netanyahu, su questo punto come un trucco diversivo. "La nostra scelta resta quella della pace" con Israele, nel quadro della formula dei due Stati, ha sottolineato al riguardo il numero uno dell'Anp. Anche se - ha aggiunto tra gli applausi - ciò non significa che i palestinesi non debbano "riservarsi", di fronte a un rifiuto israeliano di congelare gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme est o di rispettare le intese internazionali sottoscritte in passato, l'opzione alternativa del "diritto alla resistenza" garantito dalla "legittimazione internazionale". Abu Mazen in realtà non ha usato espressamente la locuzione "lotta armata", contenuta invece in una piattaforma del congresso e ripresa a chiare lettere da uno dei colonnelli riemergenti di Fatah, Jibril Rajub, già capo degli apparati di sicurezza in Cisgiordania. E, anzi, non ha mancato di esaltare le forme di "resistenza popolare pacifica". Ma le sue parole hanno comunque lasciato traccia. Hamas, da Gaza, le ha liquidate come "fanfaronate" marginali, nel quadro di un discorso "pieno per il resto di menzogne". Da Israele - dove pure il presidente Shimon Peres, il ministro della Difesa Ehud Barak e il portavoce del governo suggeriscono cautela in attesa della fine del congresso, limitandosi a invitare per ora Fatah a non lasciarsi andare alla "retorica" - i servizi segreti dello Shin Bet hanno al contrario già fatto scattare l
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