Cerca e trova immobili
Estero
Europee: si definisce mappa Pe e Barroso scalda motori
Redazione
17 anni fa

A più di dodici ore dalla chiusura dei seggi negli ultimi paesi europei che hanno votato manca ancora il dato definitivo sulla composizione del nuovo Parlamento europeo, anche se i tendenziali confermano le prime stime della notte. I popolari sono il partito più consistente della nuova euroassemblea e questo è un dato che consente al presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso di guardare con tranquillità alla sua riconferma, come hanno già puntualizzato i leader del partito popolare in una conferenza stampa stamattina per commentare l'esito del voto. Secondo le ultime stime dell'Europarlamento il Ppe dovrebbe avere 267 eurodeputati, il Pse 159, i liberaldemocratici (Adle) 81, i Verdi 51, la sinistra europea (Gue) 33, il gruppo di destra Europa per le nazioni (Uen) 35, gli euroscettici dell'Ind Dem 20 e gli "altri" 90. Tenendo conto che il nuovo parlamento ha subito una cura dimagrante passando da 785 a 736 eurodeputati, il dato percentuale significativo è che l'unico gruppo a crescere è quello dei Verdi che passa dal 5,5% al 6,9%. Schizza in alto anche il gruppo eterogeneo degli "altri" che passa da 3,8% al 12,2%, ma che raccoglie forze politiche assai distanti fra di loro e che al momento non hanno ancora deciso dove collocarsi nell'emiciclo. È il caso del Partito democratico italiano, che potrebbe diventare la seconda delegazione nazionale nel gruppo dei socialisti con 22 eurodeputati dopo la Spd tedesca, che se ne aggiudica 23. Anche il Popolo della libertà con l'Udc diventerebbero la seconda formazione all'interno del Ppe, totalizzando insieme 35 eurodeputati, dopo i tedeschi che si aggiudicano 42 eurodeputati. I popolari polacchi sarebbero 28. Un dato che conterà nel negoziato che si avvierà a breve per l'individuazione del nuovo presidente del parlamento europeo. In lizza per il Ppe sono sempre in due, l'italiano Mario Mauro e il polacco Jerzy Buzek. L'obiettivo del gruppo è di arrivare ad una soluzione condivisa, ha ribadito il capogruppo Joseph Daul. "Ho parlato con Berlusconi, non gli chiederò di rinunciare alla candidatura di Mauro, ma ne discuteremo insieme come stabilito prima delle elezioni, forse già alla fine della settimana", ha detto Daul. Già nei prossimi giorni cominceranno le trattative anche per la definizione di nuovi gruppi o per l'integrazione con nuove forze di quelli esistenti. Il voto della scorsa settimana cambierà la mappa della nuova assemblea che penderà decisamente più a destra anche se non vedrà, stando alle stime finora disponibili, rappresentanti del partito del miliardario irlandese Declan Ganley, la cui aggressiva campagna elettorale in una decina di paesi europei in nome di un profondo euroscetticismo alla fine non ha pagato. ATS

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata