
A due mesi dall'esplosione della tangentopoli del Bosforo, il terremoto corruzione in Turchia tocca ora direttamente Recep Tayyip Erdogan, di cui l'opposizione chiede le dimissioni immediate dopo la pubblicazione la notte scorsa di registrazioni di telefonate compromettenti attribuite al premier al figlio Bilal. Nelle telefonate, fatte il 17 dicembre, mentre la polizia di Istanbul su ordine dei magistrati anticorruzione arrestava 52 personalità vicine al governo fra cui i figli di tre ministri, Erdogan e il figlio parlano di come nascondere ingenti somme di danaro depositate in case di persone vicine alla famiglia. L'autenticità delle registrazioni non è stata confermata da fonti indipendenti. Il premier si è difeso definendolo "un indecente montaggio" e denunciando un nuovo "attacco odioso". Ma l'opposizione, a un mese dalle cruciali amministrative del 30 marzo, è convinta che le registrazioni siano autentiche. Il leader del principale partito di opposizione, il Chp, Kemal Kilicdaroglu, che ha accusato il premier di essere "il capo dei ladri", ha fatto sentire le telefonate fra Erdogan e il figlio ai deputati del suo partito durante una riunione in parlamento. "Abbiamo verificato, sono vere come il Monte Ararat", ha detto. La tv parlamentare ha interrotto la diretta dalla riunione quando è iniziata la lettura dei nastri. Kilicdaroglu ha invitato Erdogan a "dimettersi o lasciare il Paese". Il suo vice Haluk Koc ha detto che il governo ora "ha perso ogni legittimità". Il capo del secondo partito di opposizione Devlet Bahceli ha chiesto l'avvio di immediate indagini sul premier. Kilicdaroglu ha convocato un vertice notturno del Chp, mentre Erdogan vedeva il capo dei servizi segreti, il fedelissimo Hakan Fidan. L'apparente coinvolgimento diretto del premier ha messo in allarme i mercati. La lira turca ha perso lo 0,6% sul dollaro, la borsa di Istanbul il 3%. Erdogan aveva reagito all'esplosione della tangentopoli del Bosforo il 17 dicembre denunciando un "tentativo di colpo di stato" ordito dai suoi ex-alleati della confraternita islamica del predicatore Fetullah Gulen. E imprimendo al Paese, secondo l'opposizione, una svolta autoritaria. Sono stati revocati oltre 7000 funzionari di polizia e più di 200 magistrati, fra cui i titolari delle inchieste anti-corruzione, ora apparentemente ferme. Ma le intercettazioni raccolte dai pubblici ministeri (pm) hanno continuato ad uscire su internet. A passo di carica il governo Erdogan ha fatto approvare dal parlamento - dove ha la maggioranza assoluta - una legge che gli consente di chiudere qualsiasi pagina di internet in quattro ore senza decisione giudiziaria, e una riforma della giustizia per prendere il controllo del Hsyk, il Csm turco, nonostante l'allarme di Ue e Usa. L'opposizione lo accusa di essere "pronto a tutto" per restare al potere e insabbiare le inchieste. Con le telefonate finite su Youtube, per la prima volta appare direttamente coinvolto. Nell'ultima, la sera del 17 dicembre, la voce che gli è attribuita chiede al figlio se ha potuto "azzerare". "Ho fatto quasi tutto. Ho ancora in mano - risponde il figlio - 30 milioni di euro".
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