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Estero
Enciclica: finanza disumana causa crisi, ONU inadeguata
Redazione
17 anni fa

Un'economia senza etica, una finanza senza Dio e che non tiene conto della dignità umana, hanno causato l'attuale crisi mondiale, che ha accresciuto le disuguaglianze sociali, le povertà estreme, il dramma del lavoro precario mettendo a rischio persino la democrazia: è l'analisi che il papa propone nella sua nuova enciclica "Caritas in veritate", un testo di 142 pagine (nella versione in italiano), presentato oggi dal Vaticano. Benedetto XVI conferma i "no" della Chiesa all'aborto, all'eutanasia e all'eugenetica, difende il lavoro stabile "per tutti" e chiede il rispetto dei diritti umani degli immigrati che "non sono merce". Nel testo anche la tutela dell'ambiente, saccheggiato dai Paesi ricchi. CRITICHE A ONU - Di fronte alle sofferenze del pianeta, rileva Benedetto XVI, l'ONU si è dimostrata inadeguata, così come anche altri forum internazionali. Ratzinger mette sotto accusa gli organismi delle Nazioni Unite per l'incapacità dimostrata sinora nel gestire i sommovimenti della globalizzazione. Non solo: il Papa contesta alle agenzie dell'ONU di voler imporre piani di controllo delle nascite - persino con l'uso dell'aborto - ai paesi più poveri, e di non essere riuscite finora a fronteggiare lo "scandalo delle fame", anche per sperperi e mancanza di trasparenza negli aiuti. Il rispetto per la vita - sottolinea - "non può in alcun modo essere disgiunto" dallo sviluppo dei popoli. NUOVA AUTORITÀ MONDIALE - Servono dunque, scrive Ratzinger, una urgente riforma dell'ONU e una nuova "autorità politica mondiale", capace di gestire i processi globali con un "potere effettivo" e rispettando "i principi di solidarietà e sussidiarietà". Serve, insiste, riportare l'etica e la dignità umana al centro dello sviluppo. "NO" AD ABORTO, EUTANASIA, EUGENETICA - Il Papa ribadisce con parole forti il suo "no" all'aborto, all'eutanasia, alla minaccia di una programmazione eugenetica delle nascite: in sintesi alla "cultura della morte". Perché tutto è collegato, e senza rispetto della vita umana, senza senso della trascendenza, non vi può nemmeno essere sviluppo. In questa ottica, l'ateismo programmato da alcuni governi è pericoloso - a giudizio di Ratzinger - quanto il terrorismo fondamentalista. LAVORO DECENTE PER TUTTI: BASTA LAVORO PRECARIO, STRANIERI NON SONO MERCE - E se l'uomo deve essere al centro dello sviluppo, il papa invoca un lavoro "decente" per tutti: è "un diritto inalienabile" di ogni essere umano; chiede rispetto e accoglienza, in "qualunque circostanza", per i lavoratori stranieri che, ammonisce, "non sono una merce". SINDACATI DEBOLI, VOLGANO SGUARDO A PAESI POVERI - Benedetto XVI denuncia inoltre la "riduzione delle reti di sicurezza sociale", l'indebolimento dei sindacati nell'era della globalizzazione e delle delocalizzazioni. Alle organizzazioni sindacali, il papa rivolge un appello inedito a superare gli interessi di bottega nazionali e a "volgere lo sguardo" ai lavoratori senza tutela dei paesi più poveri, dove vengono sempre più spesso trasferite le produzioni a basso costo. "SÌ" A MERCATO, MA REDISTRIBUIRE RICCHEZZA - Il documento ribadisce che la Chiesa non è contro il "mercato", purché esso non si riduca alla ricerca del profitto e ammetta la presenza di più forme economiche, ed anche di più Stato e società civile. Non è contro la globalizzazione, purché essa non sia frenata "con progetti egoistici e protezionistici" e offra la possibilità di "una grande redistribuzione della ricchezza". La crisi attuale - sintetizza "ci obbliga a riprogettare il nostro cammino". AMBIENTE, BASTA SACCHEGGIO - Nel documento, frutto del lavoro di diversi anni e del contributo di numerose personalità (porporati, economisti, teologi), tanti temi si accavallano e vengono ripresi in più parti da angolature diverse: la "Caritas in veritate" affronta anche il problema della tutela dell'ambiente, "un dono di Dio da usare responsabilmente". Deve finire - scrive il papa - "l'accaparramento delle risorse" da parte di Stati e gruppi di potere a danno dei "paesi poveri". La comunit

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