
Violenti scontri con tiri di arma da fuoco sono esplosi ieri sera tra salafiti e copti nel quartiere periferico di Embaba al Cairo. Stando a fonti della polizia, il bilancio è di almeno 11 morti - otto musulmani e tre copti - e oltre 150 feriti, sei dei quali gravi. La chiesa di Saint Mina è stata attaccata da musulmani perché vi sarebbe stata rinchiusa una cristiana che voleva convertirsi all'Islam. In un primo momento si credeva che il motivo degli scontri fosse il matrimonio contestato fra un musulmano e una copta. Un'altra chiesa, nello stesso quartiere, è stata incendiata. Le violenze e i disordini hanno richiesto l'intervento di poliziotti in tenuta anti-sommossa, che hanno fatto uso di lacrimogeni. L'esercito egiziano ha promesso di usare la mano dura contro i responsabili degli scontri. Il primo ministro egiziano Essam Sharaf ha annullato la sua visita, prevista per oggi, nei paesi del Golfo e ha convocato una riunione d'emergenza del consiglio dei ministri, riferisce l'agenzia Mena. Gli scontri "non hanno nulla a che vedere con la religione", ma sono atti di "brigantaggio", ha commentato una fonte dell'università di al-Azhar, la massima autorità del mondo sunnita, alla cui condanna si è unito anche il Mufti d'Egitto Ali Jomaa. I rapporti tra musulmani e cristiani, che in Egitto rappresentano il 10% degli 80 milioni di abitanti del paese, sono spesso tesi ma durante le proteste contro l'ex presidente Hosni Mubarak, le divergenze religiose erano state accantonate. ATS
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