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Estero
Egitto: Mubarak non si dimette ma delega a Suleiman
Redazione
16 anni fa

Rivolgendosi agli egiziani "come un padre", ma soprattutto come il loro presidente, Hosni Mubarak ha annunciato ieri sera che cederà poteri al vice presidente Omar Suleiman, ma ancora non se ne va. E alla piazza non basta. Una folla sterminata di manifestanti a Tahrir ha reagito con rabbia, agitando scarpe al cielo, in segno di disprezzo verso il rais, e all'esercito ha urlato: "Andiamo al palazzo", insieme. Col volto tirato, ma con tono assertivo, deciso, il presidente ha affermato che non accetta "diktat da altri Paesi", che il sangue dei giovani morti durante i giorni della rivolta non è stato versato invano, e che la transizione andrà avanti "da oggi fino a settembre". Ma, soprattutto, ha terminato senza annunciare le sue dimissioni, lasciando molti interrogativi in sospeso. Non è chiaro innanzitutto che cosa comporti quel passaggio di poteri a Suleiman cui il rais ha fatto riferimento. L'ambasciatore egiziano a Washington, Sameh Shoukri, ha detto alla Cnn che il vice di Mubarak è diventato il "presidente de facto" dell'Egitto ma lo stesso vice-presidente, quando è comparso in Tv poco dopo Mubarak, non ha dato l'impressione di parlare come il nuovo 'uomo fortè dell'Egitto. Alla fine del discorso presidenziale, la collera della piazza è scoppiata in un urlo di delusione. Le aspettative oggi erano alte, dopo che si erano diffuse notizie come: "Il presidente Mubarak accoglierà le richieste" del popolo. Sono in arrivo "buone notizie per piazza Tahrir". "Il presidente potrebbe dimettersi". "Il presidente parlerà al Paese questa sera": in un impressionante crescendo di notizie, dichiarazioni e indiscrezioni, nel pomeriggio sembrava che i giochi fossero fatti. Sembrava ormai evidente che il potente e autoritario rais, 82 anni, da 30 anni al potere, sotto la spinta della piazza, stesse infine passando la mano. Dai giornalisti delle grandi Tv americane, e non solo, è poi arrivata a più riprese l'informazione secondo cui il vice presidente Suleiman avrebbe preso dal rais il bastone del comando. Affermazione sostenuta, seppur con qualche condizionale, anche dal capo della Cia, Leon Panetta. Poi, nel giro di un'ora, è divenuto chiaro che non sarebbe stato così semplice. Che era in corso un vero braccio di ferro. Sono cominciate a girare voci di "golpe militare". Il Consiglio superiore delle forze armate, riunito senza il suo capo supremo, ovvero lo stesso Mubarak, aveva frattanto diffuso il "comunicato N.1": per dire che l'esercito ha adottato "le misure" necessarie "per proteggere la nazione" e per "sostenere le legittime richieste" del popolo. Fonti della tv al Jazira hanno cominciato ad affermare che l'esercito si è opposto alla diffusione di un discorso in cui il presidente Hosni Mubarak avrebbe dovuto annunciare il trasferimento di tutti i suoi poteri al vicepresidente Suleiman. E ancora, un alto esponente dei Fratelli musulmani ha detto di temere che le forze armate egiziane stessero preparando un colpo di stato. Lo stesso concetto di fatto espresso già ieri proprio da Suleiman, che per due decenni è stato a capo dei servizi segreti, fino a dieci giorni fa, quando è stato chiamato ad assumere la carica di vicepresidente. Sulla piazza Tahrir, nucleo "duro e puro" della protesta ad oltranza, della "rivoluzione del Nilo", sono però continuati ad affluire centinaia di migliaia di egiziani, incuranti, come sempre, del coprifuoco. Un fiume in piena. Per cantare, per ballare, per pregare e ringraziare Allah, per gridare "vittoria!", per innalzare un mare di bandiere egiziane. Anche il cyber-attivista Wael Ghonim, il manager di Google divenuto 'il volto della rivolta", ha mandato un messaggio via Twitter per affermare: "Rivoluzione 2.0: Missione compiuta". La svolta sembrava nell'aria. Dopo 17 giorni di presidio dei manifestanti 24 ore su 24 nella piazza Tahrir. Dopo oltre 300 persone uccise in diverse agghiaccianti vampate di violenza. Dopo che milioni di egiziani si sono assiepati a più riprese, per manifestazioni definite "il giorno della collera", il "il giorno de

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