
“L’Egitto è pronto ad espandere i poteri” del presidente Abdel Fattah al-Sisi e dei militari in fatto di sicurezza nazionale con una legislazione che rafforzerà la mano del già autoritario governo del Paese, proprio mentre sembrava allentare la presa con la revoca del quasi permanente stato di emergenza annunciato la settimana scorsa.
Lo scrive oggi il New York Times (Nyt) segnalando che ieri la Camera dei rappresentanti egiziana ha approvato nuovi emendamenti alla legge nazionale sul terrorismo che concede alle autorità poteri ampliati. Le modifiche andranno ora al vaglio di Sisi per la ratifica, che è poco più di una formalità, aggiunge il quotidiano statunitense.
Le misure in questione
Gli emendamenti conferiscono al presidente l'autorità di adottare “misure necessarie per preservare la sicurezza e l’ordine pubblico”, tra cui l’imposizione del coprifuoco. Inoltre, la polizia e i militari avranno la responsabilità permanente di proteggere le infrastrutture pubbliche; in questo modo le forze dell’ordine accederanno al controllo di strutture quali oleodotti, giacimenti petroliferi, centrali energetiche, strade e ponti. Chiunque sia accusato di aver sconfinato nei detti siti sarà giudicato da tribunali militari. Inoltre, un altro emendamento renderebbe la ricerca di informazioni sulla miliza o suoi membri attuali o passati passibile di una multa che può toccare i 3’200$.
Gli emendamenti sollevano dubbi sul fatto che l'Egitto stia davvero facendo passi per rendersi più liberale, come il governo è “ansioso di dimostrare”, sostiene il Nyt.
Con il rispetto dei diritti umani ancora una volta sotto esame da parte di Stati Uniti ed Europa, il governo ha recentemente annunciato una revisione di alcuni aspetti della propria gestione dei detenuti politici e di altre questioni relative ai diritti umani.
La fine dello stato di emergenza, ma nessun vero cambiamento
Sisi ha anche deciso di non rinnovare lo stato di emergenza da ultimo in vigore dal 2017 e scaduto il mese scorso. Sebbene la misura è stata accolta positivamente da alcuni sostenitori dei diritti civili, la stessa è stata definita una misura di relazioni pubbliche.
La misura ha finora conferito al governo ampi poteri di sorveglianza, arresto, censura in nome della lotta al terrorismo, compreso il diritto di reprimere le proteste, detenere dissidenti e controllare la vita quotidiana degli egiziani. Tali regole, in una forma o nell'altra, sono state in vigore per la maggior parte degli ultimi 55 anni e verranno reintrodotte con la serie di emendamenti in questione.
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