
Un terremoto a due giorni dal secondo turno delle prime presidenziali del dopo Mubarak, con lo scioglimento del Parlamento dominato dagli islamici che gridano al golpe. Smentendo tutte le voci che fino a questa mattina sostenevano che la Corte costituzionale avrebbe preso tempo per deliberare visto il momento cruciale, i giudici hanno sancito l'incostituzionalità di due leggi chiave. La prima impediva agli esponenti dell'ancien regime di entrare nella vita politica del post rivoluzione ed era stata approvata di corsa dal Parlamento per sbarrare la strada ad Ahmad Shafiq, l'ultimo premier di Hosni Mubarak. La seconda è la legge elettorale con la quale è stato eletto il primo Parlamento del dopo rivoluzione attraverso un meccanismo lungo e complesso a cavallo di tre mesi dal quale, fra novembre a gennaio di quest'anno, sono nate l'Assemblea del popolo, pari alla Camera dei deputati, e la Shura, che ha solo poteri consultivi. Entrambe sono dominate dai movimenti pro Islam, il partito dei Fratelli musulmani, Giustizia e Libertà, e il partito della Luce degli integralisti, i salafiti. È stata impugnata nella parte riguardante il terzo dei seggi attributi col maggioritario inizialmente riservata ai candidati indipendenti e che è stata estesa agli esponenti dei partiti. I ricorsi contestavano la violazione delle pari opportunità e la corte ha dato loro ragione, rendendo nullo il voto per tutta l'assemblea e non solo per la parte maggioritaria, come era stato annunciato in un primo momento. Dopo la sentenza di oggi la corsa presidenziale di Shafiq è senza ostacoli. Poco dopo l'annuncio della sentenza, ha convocato una conferenza stampa fra supporter entusiasti, che si è aperta sulle note dell'inno egiziano, per definire il verdetto "storico". La sentenza di oggi ha anche annullato l'Assemblea del popolo, rinviando a nuove elezioni. I Fratelli musulmani hanno subito gridato al golpe, così come ha fatto il filo islamico moderato Abdel Moneim Abul Fotouh, candidato uscito sconfitto nel primo turno delle presidenziali. Ma in serata Mohamed Morsi, il candidato della Confraternita che si ritroverà davanti Shafiq, ha smorzato di molto i toni affermando che i verdetti della magistratura, anche se sgraditi, vanno rispettati. I verdetti attesi da settimane rigettano nuovamente nel caos il difficile e travagliato percorso di transizione in questo paese, dove non più tardi di due giorni fa il parlamento ha votato per la seconda volta i componenti dell'assemblea costituente che dovrebbero scrivere la nuova Costituzione e definire, tra l'altro, i poteri del nuovo presidente e il suo rapporto con gli altri poteri dello stato. Ora che il parlamento è stato giudicato illegittimo, analisti e giuristi si chiedono che fine farà l'assemblea costituente. Il consiglio militare ha convocato una riunione d'urgenza dalla quale è uscito uno scarno comunicato che conferma che il ballottaggio per le presidenziali si terrà come previsto questo sabato e domenica. Le sentenze sono state accolte con piccoli tafferugli davanti alla sede della Corte costituzionale, pesantemente presidiata da forze dell'ordine e esercito. In piazza Tahrir, in serata, sono arrivate qualche centinaio di persone, molte che scandivano l'islamico 'Allah u akhbar', ma poca cosa rispetto alla mobilitazione massiccia e immediata dopo la sentenza che ha assolto i figli di Hosni Mubarak e i sei collaboratori dell'ex ministro dell'Interno Habib el Adly, il 2 giugno scorso. ATS
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