
La proposta del commissario europeo responsabile della fiscalità, Laszlo Kovacs, di rinegoziare l'accordo anti-frode con la Svizzera non raccoglie l'unanimità fra i ministri delle finanze dei 27 stati dell'Unione Europea. Anzi, alla riunione odierna dell'Ecofin, Lussemburgo e Austria si sono mostrate ostili alle intenzioni di Kovacs, che non ha ancora ottenuto alcun mandato negoziale. Le discussioni sono state "sgradevoli". "La Commissione UE cerca di approfittare della situazione" per ottenere lo scambio automatico di informazioni nell'ambito fiscale, ha affermato il ministro del tesoro e del bilancio lussemburghese, Luc Frieden, al termine della riunione dell'Ecofin. Frieden ha ribadito che il Granducato sostiene gli standard dell'OCSE in materia di scambio di informazioni, i quali prevedono che la procedura avvenga solo su richiesta. Gli standard in questione vanno introdotti negli accordi bilaterali di doppia imposizione, ha osservato il ministro lussemburghese. Accrescendo il ricorso allo scambio di informazioni fiscali dai paesi terzi la Commissione UE intende giungere ad una revisione della legislazione europea sulla fiscalità del risparmio che costringerebbe Lussemburgo e Austria ad abbandonare il sistema di trattenuta alla fonte, che consente loro di preservare il segreto bancario; sistema che il Belgio ha appena detto di abbandonare. La Svizzera, che recentemente si è impegnata a rispettare gli standard dell'OCSE, sta già trattando per aggiornare i bilaterali di doppia imposizione con diversi stati dell'UE. Però l'Unione europea vuole un accordo globale con la Svizzera per "fissare" le regole di "buon governo fiscale". Per evitare che la Confederazione possa negoziare caso per caso con ogni membro dell'UE, Kovacs la settimana scorsa ha annunciato che voleva ottenere un mandato per rinegoziare l'accordo anti-frode concluso nel 2004 fra Berna e Bruxelles, al fine di inserirvi lo scambio di informazioni su richiesta in materia fiscale. ATS
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