
Mentre la tensione tra Iran e Israele tocca livelli critici dopo gli attacchi delle ultime ore, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) segue con il fiato sospeso l’evoluzione della crisi. Ma qual è la reale entità della presenza svizzera nell’area più calda del pianeta? A fare il punto della situazione è il Corriere del Ticino, che ha tracciato la mappa dei nostri connazionali attualmente esposti al conflitto.
I numeri della crisi: tra residenti e turisti
In Iran, l’occhio del ciclone, la comunità svizzera è relativamente piccola ma radicata: si parla di circa 180 persone, la stragrande maggioranza delle quali possiede la doppia cittadinanza. I turisti «ufficiali» sarebbero invece meno di una decina. Segno dei tempi difficili, l’Ambasciata svizzera a Teheran ha già ridotto ranghi e personale, passando da 14 a 10 collaboratori.
Ben diverso il quadro in Israele, dove la presenza elvetica è massiccia: ben 25 mila cittadini svizzeri risultano registrati (anche qui, quasi tutti doppi cittadini), con una settantina di turisti che si trovano attualmente nel Paese nonostante i severi sconsigli di viaggio emessi da Berna.
Nessun volo di Stato: l'appello alla responsabilità
Il messaggio che arriva dal DFAE è chiaro e, per certi versi, severo: non sono previsti voli di rimpatrio organizzati dalla Confederazione. Come sottolineato dal portavoce Michael Steiner e riportato dal Corriere del Ticino, chi decide di restare o viaggiare in queste zone lo fa sotto la propria responsabilità. La «helpline» di Berna, nelle ultime 24 ore, ha registrato una decina le richieste di assistenza arrivate da cittadini preoccupati.
Il ruolo di Berna
In questo scenario di guerra, la Svizzera non è solo spettatrice. Grazie al suo storico mandato di potenza protettrice, Berna rimane l'unico canale di comunicazione diplomatico diretto tra Washington e Teheran. Un ruolo silenzioso ma vitale per evitare che la situazione precipiti definitivamente in un conflitto senza ritorno.

