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Ecco la lista Dollfuss
Redazione
11 anni fa
Tra i clienti del finanziere svizzero, arrestato a Milano, figurano numerosi esponenti dell'imprenditoria e della nobiltà italiana

All'indomani dell'arresto avvenuto a Milano del finanziere svizzero, il barone Filippo Dollfus De Volckesberg (nella foto de il Fatto Quotidiano), indagato per associazione per delinquere e riciclaggio, spuntano piccanti dettagli sul grande traffico di evasione fiscale che l'uomo avrebbe messo in atto a vantaggio di numerosi clienti facoltosi, provenienti soprattutto dalla vicina penisola. Una lista di nomi che ora è nelle mani della Procura di Milano, in grado di far saltare una parte della finanza milanese che conta.

Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, Dollfus era a capo di un sistema, con base a Lugano, che da oltre 40 anni accompagnava i soldi sporchi di tangenti, evasione fiscale e grandi traffici. Finora i conti parlano di 850 milioni di euro riciclati attraverso il sistema delle fiduciarie, ma la cifra reale potrebbe raggiungere diversi miliardi di euro.

Nel primo elenco, ancora parziale, dei clienti italiani patrocinati da Dollfus che appare nelle carte dell'inchiesta finora note, figurano numerosi esponenti dell'imprenditoria e della nobiltà italiana: da Carlo Bonomi a Massimo Pessina, da Francesco Caltagirone BellavistaDaniele Lorenzano, coimputato di Silvio Berlusconi nel processo per i diritti televisivi, fino agli eredi delle isole sul Lago Maggiore Giberto e Vitaliano Borromeo.

Secondo il Gip di Milano (giudice delle indagini preliminari) gli imprenditori citati farebbero parte di una "clientela diffusa su tutto il territorio nazionale e ramificata in svariati settori commerciali". Clienti “interessati a trasferire all’estero ed occultare denaro o utilità nella gran parte dei casi proveniente da delitti di appropriazione indebita, evasione fiscale, corruzione o riciclaggio”.

Una lista che è ora al vaglio della Procura e che rappresenterebbe solo una minima parte dei 450 nomi di persone fisiche e società trovati nelle carte sequestrate negli uffici riconducibili a Dollfus e al commercialista milanese Gabriele Bravi.

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