
Gli occhi di mezza Europa sono puntati sul Brennero, sul confine fra Italia e Austria. Anche in Ticino l’evolversi della situazione è seguito con attenzione. Una possibile chiusura del passo del Brennero potrebbe modificare la rotta mediterranea, spingendo i profughi che approdano sulle coste italiane a valicare il confine sud.
Abbiamo parlato della situazione con il Sindaco dell’omonimo comune altoatesino, Franz Kompatscher. “Nel nostro paese abbiamo migranti in transito, nessuno si ferma. Lo scorso anno abbiamo assistito circa 27000 persone: gli abbiamo offerto bibite, cibo, vestiti, posti per dormire. La situazione è stata gestita bene con l’aiuto di altri enti. Attualmente transitano una trentina di persone al giorno, ma in estate abbiamo calcolato circa 5000 persone al mese. Parte di esse è respinta dall’Austria e una volta tornata in Italia sale su un treno verso un’altra destinazione, non saprei dire dove”.
Il flusso migratorio che attraversa il Brennero è costituito principalmente da persone proveniente dall’Africa. La strada fra Austria e Italia non è ancora battuta da chi, sulla rotta balcanica, ha trovato le frontiere chiuse.
Ora, con una possibile chiusura del confine, o con un’intensificazione dei controlli alla frontiera austriaca, la situazione potrebbe precipitare: “Siamo un paesino piccolo. Se gli austriaci dovessero rinviare in Italia tutti coloro che transitano, la situazione potrebbe diventare difficile. Abbiamo un limite di capacità”.
Dalle dichiarazioni del sindaco Kompatscher, sembra che in ogni caso, il problema del comune dell’Alto Adige, riguardi la prima accoglienza dei migranti in transito. Se, come dichiarato, l’Austria dovesse effettivamente chiudere le frontiere, è verosimile che questo flusso migratorio cerchi altri sbocchi. Uno scenario considerato dalla Confederazione che oggi ha presentato il suo piano di emergenza per fronteggiare un’eventuale crisi (confronta articolo correlato).
AR
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