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È finita la tregua di Pasqua, Mosca e Kiev denunciano violazioni
© KEYSTONE (AP Photo/Efrem Lukatsky)
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14 ore fa
Zelensky: «Se la Russia sceglierà ancora una volta la guerra invece della pace, dimostrerà ancora una volta al mondo, e agli USA in particolare, chi difende davvero i propri principi» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
11 ore fa
Lavrov in visita in Cina

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, sarà in visita in Cina domani e dopodomani. Lo riporta il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, secondo i media cinesi.

13 ore fa
Con l'uscita di Orban, Putin perde un fedele alleato

Dopo la notte elettorale ungherese e la sconfitta di Viktor Orban, l'UE si risveglia nuovamente a 27. Il 12 aprile, nelle stanze del potere comunitario, era da tempo visto come una data cruciale per il futuro dell'Europa. Una conferma di Orban avrebbe allontanato, forse definitivamente, l'Ungheria da Bruxelles. I veti di Budapest, negli ultimi mesi, erano cresciuti in numero e importanza, raggiungendo l'apice nel «no» al prestito da 90 miliardi per Kiev, nonostante lo stesso Orban lo avesse concordato nel Consiglio europeo di dicembre. La pazienza dei leader europei stava raggiungendo un punto di non ritorno.

Le implicazioni della sconfitta di Orban sono molteplici e toccano diversi aspetti. I vertici UE, già dalle prossime ore, torneranno a premere sull'acceleratore per attuare la prima tranche del prestito a Kiev. Il via libera politico potrebbe a questo punto arrivare già al Consiglio europeo formale di Cipro il 23 e 24 aprile. Il veto, in realtà, finora non è stato solo dell'Ungheria ma anche della Slovacchia. Ma a Bruxelles sono da tempo convinti che con l'addio di Orban il potere contrattuale dello slovacco Robert Fico - così come quello del ceco Andrej Babis - sia destinato a ridimensionarsi.

La sconfitta di Orban toglie dal tavolo anche il più chiaro ostacolo interno all'UE all'allargamento all'Ucraina, così come la possibilità, per i 27, di proseguire sulla strada delle sanzioni. La sconfitta di Orban è anche la sconfitta di Vladimir Putin, che negli ultimi anni ha reso Budapest un proxy di Mosca, sfruttando il suo fedele alleato magiaro anche per entrare nelle stanze del potere europeo.

14 ore fa
Il punto alle 6.30

Con lo scoccare della mezzanotte a Kiev e a Mosca, la tregua di Pasqua tra Russia e Ucraina è formalmente terminata, dopo che entrambe le parti si sono accusate a vicenda di migliaia di violazioni lungo la linea del fronte. Per il cessate il fuoco era stata prevista una durata di 32 ore, iniziata alle 16 di sabato e conclusasi alla fine della giornata di domenica.

La Russia aveva riferito che il Cremlino non avrebbe esteso la tregua per la Pasqua ortodossa «a meno che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non accetti le condizioni di Mosca». Era stato proprio il presidente ucraino a dire: «Se non ci saranno attacchi russi, non risponderemo. Ricordiamo come è andata in situazioni simili in passato e sappiamo bene con chi abbiamo a che fare. Se non ci saranno missili o droni russi, rispetteremo anche il cessate il fuoco nei cieli. Lo stesso vale per la prima linea. Ma ogni unità ucraina mantiene il diritto di rispondere. Per quanto riguarda la possibilità di estendere il cessate il fuoco, il segnale è stato inviato ai russi. Abbiamo trasmesso questa proposta alla Russia e, se la Russia sceglierà ancora una volta la guerra invece della pace, dimostrerà ancora una volta al mondo, e agli Stati Uniti in particolare, chi difende davvero i propri principi. L'Ucraina reagirà in modo simmetrico».

L'esercito russo ha accusato le forze ucraine di aver violato 1.971 volte il cessate il fuoco tra le 16 dell'11 aprile e le 8 del 12 aprile, ha dichiarato il Ministero della Difesa russo. Secondo lo Stato maggiore dell'esercito ucraino, gli episodi di mancato rispetto dello stop ai combattimenti da parte di Mosca sarebbero stati almeno 469. Tra questi, ci sarebbero stati almeno «153 bombardamenti» e circa 300 attacchi con droni. In uno di questi attacchi, tre operatori sanitari sono rimasti feriti in un raid con un drone a Hlukhiv vicino alla frontiera russa nel nord.

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