
Dopo la 'tempesta Ahmadinejad' di ieri, oggi a Ginevra si cerca di riprendere le fila del ragionamento alla Conferenza dell'Onu sul razzismo che si sta svolgendo nella città svizzera. La seconda giornata vede di nuovo al lavoro le delegazioni dei Paesi europei che ieri avevano lasciato i banchi in segno di protesta per le parole incendiarie del presidente iraniano che aveva accusato Israele di essere "un Governo razzista nel cuore del Medio oriente". A parte la Repubblica ceca che ha deciso ieri di lasciare definitivamente i lavori della Conferenza, gli altri 22 Paesi dell'Unione europea che ieri erano usciti in segno di protesta, oggi si sono invece presentati regolarmente ai lavori di Ginevra. Restano pertanto fuori dalla Conferenza oltre a Israele, Stati Uniti, Canada, Australia, Italia, Olanda, Germania, Polonia, Nuova Zelanda e repubblica Ceca. Presente il Vaticano che ha scelto di restare in aula anche durante il contestato intervento di Ahmadinejad. La spaccatura tra i 27 appare pertanto evidente, nonostante il momentaneo spirito unitario ritrovato ieri sull'onda d'urto delle parole di Ahmadinejad. Ciò nonostante la presidenza ceca di turno della Ue cerchi di diffondere serenità sulla situazione europea: "tra i Paesi che hanno scelto di restare - si legge in una nota - non ci sono difficoltà sostanziali nell'accettare il progetto di documento finale sulla lotta contro la discriminazione e il razzismo della Conferenza" e i 22 Paesi della Ue presenti a Ginevra sono "pronti" a dare il loro consenso, in occasione dell'adozione di venerdì del testo finale. "Tuttavia - conclude la presidenza Ue - chiediamo che la Conferenza si svolga in uno spirito di reciproco rispetto e di dignità ". Ben più positiva è la lettura della Francia: "é stata tutt'altro che una sconfitta, piuttosto è stato l'inizio di un successo", ha commentato stamattina il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner. Intanto il presidente iraniano Ahmadinejad è stato accolto da eroe al suo rientro a Teheran. Alcune decine di militanti fondamentalisti hanno gridato slogan come "Morte all'America" e "Il regime sionista va sradicato" quando il presidente è uscito dall'aeroporto, dopo essere stato abbracciato da esponenti del governo e collaboratori appena sceso dalla scaletta dell'aereo. ATS
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