
La dura reazione di Israele all'incontro Merz-Ahmadinejad è fuori luogo secondo i presidenti delle commissioni estere delle due camere federali, il consigliere nazionale Geri Müller e il "senatore" Dick Marty. Interpellati dall'ATS, entrambi hanno sottolineato la necessità di continuare il dialogo con tutte le parti. L'incontro tra il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz e il suo omologo iraniano Mahmud Ahmadinejad è stato una cosa giusta sotto diversi aspetti, afferma il Verde argoviese Müller: da un canto, la Svizzera è il paese che ospita la conferenza dell'Onu sul razzismo, dall'altro è anche il paese che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti a Teheran. Già c'è stato un avvicinamento tra USA e Iran, questo è il segno che dialogare vale la pena, sostiene il presidente della commissione esteri del Consiglio nazionale. Inoltre Merz nel suo colloquio con Ahmadinejad ha potuto affrontare a quattr'occhi la questione dei diritti umani. Il richiamo dell'ambasciatore israeliano non è una reazione costruttiva, e quanto ai diritti umani, Israele non è "sopra ogni sospetto". Chi conduce "una politica coraggiosa" deve saper incassare simili reazioni, conclude Müller. A suo avviso, controreazioni non sono necessarie: la Svizzera dialogherà anche con Israele. Il suo omologo al Consiglio degli Stati Dick Marty condivide la sua opinione: il richiamo dell'ambasciatore è "del tutto fuori luogo" ha detto all'ATS il "senatore" ticinese del PLR. Ricevere il presidente di uno stato riconosciuto non è un atto ostile verso un altro paese, aggiunge Marty. Tanto più che Berna ha sempre fatto sapere a Teheran che non condivide le sue opinioni e respinge tutte le sue dichiarazioni razziste. ATS
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