

Quattro bambini e un adulto sono rimasti feriti quando un drone lanciato dalle forze ucraine ha colpito l'auto su cui viaggiavano nella regione russa di Bryansk, secondo quanto riferito dal governatore ad interim, Yegor Kovalchuk.
In un post sulla app Max, citato dall'agenzia Interfax, il governatore ha precisato che il veicolo civile è stato colpito ieri sera nel villaggio di Belaya Beryozka, nel distretto di Trubchevsk.
Il ministero della Difesa di Mosca, da parte sua, ha detto che nel corso della scorsa notte 95 droni sono stati lanciati dagli ucraini su varie regioni della Russia, compresa quella di Mosca. Secondo il dicastero, tutti i velivoli senza pilota sono stati intercettati.
Nella zona di Chernobyl, nella notte, un drone russo ha colpito un edificio all'interno del sito dell'impianto di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito, provocando un incendio. Lo riferisce la società statale ucraina per l'energia nucleare Energoatom.
L'Ucraina, ha informato l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) su X, ha riferito che Kiev ha parlato di un attacco che «ha causato danni significativi all'edificio di ricezione del combustibile dell'impianto - tra cui alla facciata, alle finestre e alle porte - e anche gli edifici vicini sono stati colpiti dall'onda d'urto», ma «i livelli di radiazioni presso l'impianto rimangono entro i limiti stabiliti».
Secondo Energoatom intorno alle 02.10, ora di Kiev, un drone russo ha attaccato il sito dell'impianto centralizzato di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito e, a seguito dell'attacco, l'edificio di ricezione dei contenitori è stato parzialmente distrutto. Energoatom ha chiarito che nell'edificio danneggiato non era stoccato combustibile nucleare esaurito.
L'Aiea riferisce che il suo team visiterà presto il sito per ispezionare i danni. Il direttore generale, Rafael Grossi, afferma che l'incidente «è fonte di profonda preoccupazione poiché si è verificato in un impianto che contiene grandi quantità di materiale nucleare, stoccato a pochi metri dall'edificio attaccato».
«Gli attacchi ai siti nucleari sono del tutto inaccettabili e in diretta violazione dei principi fondamentali di sicurezza nucleare, in particolare dei 7 pilastri indispensabili per la sicurezza nucleare durante un conflitto militare», ha affermato Grossi.
L'attacco di droni: immagini a infrarossi dell'esercito di Mosca mostrano operazioni di combattimento contro l'esercito ucraino condotte da operatori di esacotteri Mangas del gruppo Vostok delle Forze Armate russe, impegnati nel bombardamento delle posizioni delle forze ucraine nella regione di Zaporizhzhia.
I partigiani filo-ucraini hanno sabotato le infrastrutture ferroviarie nella città russa di Voronezh nelle prime ore di oggi, secondo quanto affermato dal gruppo Atesh, citato dal Kyiv Independent.
«Agenti del nostro movimento hanno condotto un'operazione di sabotaggio in una stazione ferroviaria di Voronezh. A seguito dell'operazione, è stata distrutta una gru ferroviaria pesante per il recupero della serie EDK-300/5 - un'attrezzatura estremamente rara la cui produzione è stata interrotta», ha dichiarato il gruppo in un post su Telegram.
L'operazione ha «complicato» il ripristino delle infrastrutture danneggiate, dato che la compagnia ferroviaria russa dispone solo di «poche» gru identiche, ha affermato il gruppo Atesh. «La sostituzione della gru distrutta richiederà tempo e risorse significative. Mentre l'esercito di Putin è alla ricerca di un ricambio, lo snodo ferroviario e la logistica nella regione operano con una riserva limitata per il recupero», ha affermato il gruppo.
A Kiev e in diverse regioni del Paese è stato dichiarato lo stato di allerta aerea a causa della minaccia di un possibile utilizzo di missili balistici da parte della Russia. Lo riferisce Ukrinform. Ieri l'attacco di droni ucraini su San Pietroburgo, a poche ore dal rifiuto di Putin di incontrare Zelensky.
Prende il via a Londra un fitto calendario diplomatico destinato a ridisegnare la strategia geopolitica del Vecchio Continente nel conflitto ucraino. Cinque appuntamenti chiave – dal vertice odierno fino alla riunione allargata del 14 luglio a Parigi, passando per il G7, il Consiglio Europeo e il summit Nato di Ankara – segnano un cambio di passo decisivo per i leader europei. La linea d’azione non si limita più alla sola pressione militare su Mosca, ma punta a strutturare una solida base per un futuro negoziato bilaterale in cui l'Europa vuole rivendicare un ruolo da protagonista. Il cuore di questa cabina di regia vede schierati il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, riuniti oggi attorno al tavolo con il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Un formato ristretto che intende guidare la coalizione dei «volenterosi» in strettissimo coordinamento con Kiev, muovendosi in un momento di forte debolezza percepita del Cremlino e di progressivo disimpegno da parte della Casa Bianca guidata da Donald Trump.
La cerchia ristretta di ricchi russi vicini a Vladimir Putin continua a condurre una vita lussuosa nonostante le sanzioni imposte dall'occidente dopo l'invasione dell'Ucraina. Lo rivela un'inchiesta del Wall Street Journal secondo la quale gli oligarchi amici dello zar usano jet privati di lusso prodotti in Occidente, grazie a una rete di società intermediarie, registrazioni offshore e triangolazioni in Paesi che non hanno imposto le misure contro Mosca. Sergey Chemezov, amministratore delegato del colosso russo della difesa Rostec, ha utilizzato un jet Bombardier da 75 milioni di dollari per almeno sei viaggi a Dubai, in Turchia e nel Sud-est asiatico tra l'anno scorso e quest'anno. Come lui tanti altri miliardari russi hanno dovuto adattare il loro stile di vita sostituendo mete come Londra, la Costa Azzurra e le Alpi svizzere con nuove destinazioni quali gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia e l'Azerbaigian. Secondo il Wall Street Journal, una rete di società intermediarie acquista i jet da produttori occidentali - o di seconda mano - e li immatricola in nuove giurisdizioni per renderli disponibili a cittadini russi colpiti da sanzioni. Oltre a Chemezov, Arkady Rotenberg (storico collaboratore di Putin) e Igor Kesaev, un oligarca attivo nel settore della produzione di armamenti.

