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Draghi: "prima la riforma dei mercati, poi il debito comune"
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Keystone-ats
2 anni fa
Secondo Draghi, "il rallentamento" dell'economia cinese, dove le aziende locali sono inoltre più competitive, "ha aumentato la dipendenza" dell'Europa "dal mercato statunitense.

"Se l'Ue emettesse debito congiuntamente, potrebbe creare uno spazio fiscale aggiuntivo da utilizzare per limitare i periodi di crescita inferiore al potenziale. Ma non possiamo iniziare a percorrere questa strada se non sono già in atto i cambiamenti nella struttura dei mercati che potrebbero aumentare i tassi di crescita potenziale nel medio termine". Lo ha detto Mario Draghi al Centro per la ricerca sulla politica economica Cepr, un'organizzazione paneuropea senza scopo di lucro, indipendente e apartitica.

Il debito comune

"Senza un debito comune dovremo anche spostare la nostra azione politica dalla modifica dell'orientamento della politica fiscale al miglioramento della sua composizione -aumentando gli investimenti pubblici -e al coordinamento tra gli Stati membri", ha aggiunto.

Avanzare con le riforme dei mercati

Mario Draghi torna così a chiedere all'Unione Europea di avanzare sul "mercato unico europeo e il mercato dei capitali", riforme "che sono fondamentali, poiché sostengono i meccanismi di base che guidano la crescita della produttività. Nel suo discorso a Parigi al Cepr, l'ex premier italiano e presidente della Bce ha sottolineato come "le riforme di mercato sono necessarie affinché le politiche macroeconomiche abbiano pieno effetto, e politiche macroeconomiche pienamente efficaci sono necessarie affinché le riforme di mercato producano il massimo della crescita della produttività." "Ciò che intendiamo oggi per riforme strutturali è cambiato", ha proseguito. "Dieci anni fa, il termine era per lo più limitato ad incrementare la flessibilità del mercato del lavoro e a comprimere i salari. Oggi, significa aumentare la crescita della produttività senza sostituire il lavoro, ma piuttosto riqualificando le persone".

Dipendenza dell'Europa dagli USA

Secondo Draghi, "il rallentamento" dell'economia cinese dove le aziende locali sono inoltre più competitive "ha aumentato la dipendenza" dell'Europa "dal mercato statunitense. Ma la nuova amministrazione statunitense sembra poco disposta a fungere da acquirente di ultima istanza per noi. Dovremo confrontarci con una strategia deliberata degli Stati Uniti per riequilibrare la domanda globale e ridurre i surplus commerciali dei suoi principali partner".

Situazione non più sostenibile

"Le politiche europee hanno tollerato una bassa crescita dei salari come strumento per aumentare la competitività esterna, aggravando la debolezza del ciclo reddito-consumo", ha dichiarato ancora Draghi al Simposio annuale del Centre for Economic Policy Research. "Tutti i governi disponevano di uno spazio fiscale per contrastare la debolezza della domanda interna ma almeno fino alla pandemia hanno scelto deliberatamente di non utilizzare questo spazio, preferendo lo sfruttamento della domanda estera e l'esportazione di capitali con bassi livelli salariali: questa costellazione non sembra più sostenibile", ha sottolineato.

Economia statica

Stando a Draghi, "se l'Ue continuerà a registrare il tasso medio di crescita della produttività del lavoro dal 2015, dato l'invecchiamento della nostra società, tra 25 anni l'economia avrà le stesse dimensioni di oggi: ciò significa un futuro di entrate fiscali stagnanti e di avanzi di bilancio per evitare che il rapporto debito/Pil aumenti". 

Investimenti necessari

"Eppure - ha aggiunto l'ex premier italiano - ci troviamo di fronte a impegni di spesa che non si ridurranno con il Pil: le passività pensionistiche non finanziate nei Paesi dell'Ue vanno dal 150% al 500% del Pil, i 750-800 miliardi di euro all'anno che la Commissione e la Bce stimano saranno necessari per investire nell'energia, nella difesa, nella digitalizzazione e nella ricerca e sviluppo, e che non includono nemmeno obiettivi importanti come l'adattamento al clima e la protezione dell'ambiente: sono tutti investimenti che determineranno se l'Europa rimarrà inclusiva, sicura, indipendente e sostenibile", ha ancora precisato.