

«'L'Idf ha effettuato un attacco nella zona di Khan Yunis, eliminando il terrorista Muhammad Khalil Muhammad Aslam, comandante di plotone della Jihad Islamica Palestinese, che aveva partecipato al massacro del 7 ottobre 2023, comandando una cellula che rapì civili israeliani». Lo riferisce il portavoce dell'Idf in una nota.
La chiusura dello stretto di Hormuz costringe le monarchie del Golfo ad accelerare le rispettive transizioni economiche ed energetiche. Il segnale più netto arriva dal Qatar, dove l'apertura di una borsa dei diamanti è pensata per schiudere un varco commerciale nuovo.
Questo mentre le esportazioni di gas naturale liquefatto (gnl), la vera rendita dell'emirato, restano quasi azzerate. È la prima volta che il maggiore esportatore mondiale di gas cerca riparo nelle pietre preziose per sostituire una ricchezza che dipende interamente dal mare.
Più della scommessa sui diamanti, ancora agli inizi e lontana dai numeri dei vicini e rivali Emirati Arabi Uniti, conta la necessità che ha spinto Doha verso questa scelta inedita: la potenza energetica sta scoprendo che la sua unica via d'uscita, quella marittima, è di fatto bloccata.
All'insegna dei «piani di diversificazione» della cosiddetta «Visione nazionale 2030», l'iniziativa è stata affidata all'Autorità delle zone franche del Qatar e sarà ospitata nella zona di Ras Bufontas: la struttura dovrà collegare Doha ai mercati internazionali con una sala contrattazioni, caveau ad accesso biometrico e aste di pietre grezze e lavorate.
Il mercato globale dei diamanti vale oltre 100 miliardi di dollari, ma la filiera qatarina è ai primi vagiti: nella sola Dubai, hub mondiale del settore, nel 2025 sono transitate pietre per 41,7 miliardi, un record. Ed è proprio il vicino emiratino, con il suo centro per le materie prime e la sua borsa diamantifera, il modello che Doha punta ora a insidiare, entrando da ultima arrivata in un mercato che il confinante tratto di costa del Golfo domina da anni.
A rendere urgente la svolta è il quasi totale blocco dello stretto di Hormuz, unica via marittima di esportazione del Paese. Prima del nuovo round di guerra americana e israeliana contro l'Iran a fine febbraio, dallo stretto passava circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas. E il Qatar copriva da solo un quinto dell'export globale di gnl con 130-140 navi al giorno.
Dal primo marzo il traffico è ridotto quasi a zero e nel solo ultimo fine settimana, secondo società di intelligence marittima, meno di dieci mercantili hanno attraversato lo stretto ogni giorno.
Il gnl qatarino dipende dal mare più di ogni altra merce: circa il 93 per cento è passato l'anno scorso per Hormuz. E pur potendo viaggiare via terra o rotaia solo le rotte marittime consentono i grandi volumi. Il conto è già salatissimo: ancora a marzo, tre settimane dopo l'inizio di un conflitto ormai lungo cinque mesi, il ministro dell'energia Saad al-Kaabi stimava in circa 20 miliardi di dollari le mancate entrate annue dovute alla reazione iraniana all'aggressione americano-israeliana.
L'impatto diretto e indiretto del conflitto ha messo fuori uso il 17 per cento della capacità di esportazione di gnl, minacciando le forniture a Europa e Asia.
Più che un progetto industriale maturo e sostenibile, la nuova borsa dei diamanti del Qatar appare così come un messaggio politico: nemmeno la più solida delle rendite energetiche del Golfo può dirsi garantita finché il mare resta ostaggio della partita tra Washington e Teheran. La «diversificazione», evocata per anni come slogan, sembra davvero diventata all'improvviso una questione di sopravvivenza.
Melania Trump nel mirino dell'Iran. Un video shock attribuito a Teheran circola sui social con le 'istruzioni' su dove uccidere la First Lady.
'Where to kill Melnia' chiama all'azione i «global fighter» e indica loro alcuni dei negozi preferiti da Melania per lo shopping a a New York, dai grandi magazzini Bergdorf Goodman e Saks Fifth Avenue a Dior, passando per Dolce e Gabbana.
Il video è quasi interamente creato con l'intelligenza artificiale e discute vari ipotetici scenari di attacco contro la moglie di Donald Trump, incluso l'uso di agenti nervini per avvelenare gli abiti acquistati da Melania.
Gli autori del filmato affermano di aver ricevuto informazioni da agenti della sicurezza sugli spostamenti della First Lady ma i luoghi indicati nel video sono tutti di dominio pubblico. Nel filmato viene minacciato anche Barron, il figlio di Donald e Melania Trump.
Il Secret Service è a conoscenza del video ma non commenta, limitandosi a dire che «indaga su tutto quello che può essere percepito come un pericolo». Il filmato non è la prima minaccia contro la famiglia Trump nel corso della guerra in Iran. Nelle scorse settimane infatti sono stati avvistati dei cartelloni a Teheran che ritraevano il presidente, la First Lady e alcuni dei figli di Trump sopra delle bare avvolte nella bandiera americana. Un altro cartellone raffigurava invece Trump all'interno di una bara aperta.
Il presidente è nel mirino dell'Iran da quando gli Stati Uniti hanno ucciso Qasem Soleimani, il potente capo della Forza Quds delle Guardie della Rivoluzione iraniane. Di recente Israele ha lanciato una nuova allerta su un piano iraniano per assassinare Trump. Un avvertimento che, però, non ha convinto neanche gli 007 americani.
L'Egitto «condanna con la massima fermezza l'incursione delle forze di occupazione israeliane nel centro di formazione di Qalandia dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (Unrwa), nonché la detenzione degli studenti e del personale lì presenti». Lo denuncia una nota del ministero degli Esteri egiziano.
«Ciò costituisce una flagrante violazione dell'inviolabilità delle strutture delle Nazioni Unite - afferma il ministero - e si inserisce nella continua escalation israeliana di violazioni flagranti, riprovevoli e ingiustificate contro Gerusalemme e la Cisgiordania occupate. Tali violazioni costituiscono una grave violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, nonché una violazione delle quattro Convenzioni di Ginevra relative alla protezione dei civili sotto occupazione».
L'Egitto - aggiunge la nota - «ribadisce il suo categorico rifiuto di tutte le misure volte a minare il mandato dell'Unrwa o a ostacolare lo svolgimento delle sue missioni umanitarie e di soccorso».
Il documento invita infine la comunità internazionale, il Consiglio di sicurezza e le Nazioni Unite «ad assumersi le proprie responsabilità e ad adottare misure urgenti per porre fine alle ripetute violazioni israeliane contro le strutture delle Nazioni Unite, garantire la protezione dell'Unrwa e consentirle di continuare a svolgere il proprio mandato Onu, contribuendo così a preservare i diritti dei rifugiati palestinesi in conformità con le risoluzioni del diritto internazionale».
Dopo che Donald Trump ha annunciato che risarcirà le navi danneggiate durante la guerra con i beni congelati dell'Iran, il portavoce del Comando Centrale delle forze armate iraniane di Katham al Anbiya, Ebrahim Zolfaghari, citato dalla Fars, ha dichiarato: «Mentre avvertiamo il criminale presidente degli Stati Uniti delle conseguenze di questa azione illegale, annunciamo a tutte le aziende e i Paesi che accolgono con favore la proposta di Donald Trump e utilizzano i beni congelati dell'Iran a questo titolo, che d'ora in poi le forze armate iraniane non permetteranno a nessuna delle loro navi di attraversare lo Stretto di Hormuz».
Negli ultimi 30 giorni, le équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) presso l'ospedale da campo di Deir El Balah, al centro della Striscia di Gaza, hanno curato 49 persone ferite in attacchi aerei israeliani o da cecchini israeliani. Almeno 15 di loro erano bambini.
Lo riferisce la stessa Ong in una nota, precisando che il 25 luglio, tra le 12:00 e le 18:00, ben 7 raid aerei hanno colpito diverse aree della Striscia: 8 feriti sono stati trasferiti all'ospedale da campo di Msf a Deir El Balah.
«Uno dei pazienti era così grave che abbiamo dovuto amputargli 3 arti. Di fatto non esiste un cessate il fuoco», afferma Randa Masoud, coordinatrice medica di progetto di MSF, «non gli somiglia nemmeno lontanamente».
Un attacco aereo ha colpito vicino all'ospedale Al-Aqsa, a Deir El Balah; è stato colpito l'ingresso della struttura, uccidendo 2 persone e ferendone 10.
Medici senza frontiere chiede che «la protezione delle strutture sanitarie venga garantita, perchè ogni attacco contro o nelle vicinanze di una struttura sanitaria mette a rischio la vita dei pazienti, dei familiari che li assistono e del personale medico, oltre a interrompere le cure salvavita per tutte le persone che ne dipendono». Notevoli e sottovalutate, insiste Msf, le conseguenze psicologiche di questa situazione.
Solo un americano su tre sostiene la guerra in Iran. È quanto emerge da un sondaggio Reuters-Ipsos, secondo il quale la percentuale è la più bassa da quando sono iniziate le rilevazioni cinque mesi fa. Inoltre, il 69% degli americani, tra cui quattro repubblicani su dieci, ritiene che Trump «non abbia spiegato chiaramente gli obiettivi del coinvolgimento militare americano in Iran». Reuters ricorda che l'approvazione del conflitto è rimasta sotto al 40% da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato gli attacchi il 28 febbraio.
Dal sondaggio condotto lo scorso fine settimana è poi emerso un leggero aumento del tasso di approvazione dell'inquilino della Casa Bianca, che ha raggiunto il 37%, tre punti percentuali in più rispetto al mese scorso, quando l'indice di gradimento era pari al minimo storico della presidenza Trump.
La guerra in Iran entra «nel sesto mese e in un periodo di profonda incertezza. Dopo due settimane di attacchi e contrattacchi, Trump ha per ora evitato una escalation. Tuttavia, molti nodi fra le due parti restano irrisolti».
Durante il conflitto, riporta il New York Times, si sono avute «molte perdite»: le stime parlano di almeno 1.700 civili iraniani uccisi nei raid che hanno devastato l'infrastruttura dell'Iran. Le vittime americane sono 18, in una guerra che il Pentagono stima essere costata finora 37,5 miliardi.

