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Estero
Doppia imposizione, Berna negozia con Usa e dialoga con Germania
Redazione
17 anni fa

La Svizzera inizia martedì il negoziato con gli Stati Uniti in vista di un nuovo accordo di doppia imposizione; nel contempo sta portando avanti il dialogo con Polonia e Giappone, mentre con la Germania sono in corso soltanto discussioni esplorative. L'incontro avvenuto a metà aprile tra rappresentanti tedeschi e funzionari dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) non può considerarsi una trattativa formale, rileva Beat Furrer, portavoce dell'AFC, in quanto il Consiglio federale non ha ancora assegnato il necessario mandato. Ad ogni modo non sarà la Svizzera a fare il primo passo. Il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz ha già fatto sapere di essere in attesa di una domanda della Germania, che non sembra avere fretta. Del resto il portavoce del ministero tedesco delle finanze, Oliver Heyder-Rentsch, conferma che le discussioni avanzano sul piano dell'esplorazione, ma per il momento Berlino non presentarà una richiesta di trattative. Germania e USA non sono i soli Paesi candidati alla revisione degli accordi di doppia imposizione; secondo il Dipartimento federale delle finanze, a tutt'oggi sono 14 le nazioni intenzionate a farlo. Il Belgio ha già inviato la sua richiesta; con Danimarca e Olanda sono in corso discussioni; con la Polonia si è gia tenuta una prima tornata di trattative all'inizio di aprile, ha fatto sapere il portavoce di AFC. L'accordo già negoziato con la Francia potrebbe venir integrato con una clausola sullo scambio di informazioni e l'assistenza amministrativa, nel rispetto degli standard dell'OCSE. La Commissione europea, da parte sua, progetta di rinegoziare l'accordo anti-frode concluso con la Svizzera. Si tratterebbe di estendere il campo di applicazione alla fiscalità diretta e di integrare le norme OCSE in materia di scambio di informazioni tra le amministrazioni fiscali. Con il Giappone sono in corso trattative già dallo scorso autunno: il testo che emergerà dovrebbe suscitare grande attenzione politica in Svizzera. Sarà il primo accordo conforme alla normativa OCSE, che il Consiglio federale sottoporrà a referendum facoltativo. L'iter sarà però ancora lungo: una volta raggiunto l'assenso sul contentuto del testo, il governo dovrà approvarlo e sottoporlo alle Camere per la ratifica, prima che il popolo possa esprimersi. L'opposizione all'allentamento del segreto bancario proviene soprattutto dall'UDC, mentre gli altri partiti sostengono per lo meno certe concessioni in materia di assistenza amministrativa. Alcune disposizioni contenute negli accordi di doppia imposizione esistenti, vengono rinegoziate sotto la pressione del G20 e dell'OCSE. Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno accusato la Svizzera di essere un "paradiso fiscale" e l'hanno minacciata di sanzioni. A metà marzo quindi il Consiglio federale ha annunciato che avrebbe rinegoziato gli accordi. In conformità agli standard OCSE, Berna non si limiterà più soltanto a prestare assistenza amministrativa in caso di frode fiscale, ma lo farà anche nei casi che ritiene trattarsi di semplice evasione. Beat Furrer non ha precisato le esatte modalità del cambiamento. Il margine di manovra del Consiglio federale è limitato, ma Berna non intende trasmettere le informazioni sui conti dei cittadini stranieri in modo automatico, né lo farà sulla base di sospetti generici. L'assistenza amministrativa sarà accordata nei casi "motivati" di evasione fiscale. ATS

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