
24 febbraio 2022: il presidente russo Vladimir Putin lancia la cosidetta “operazione militare speciale” in Ucraina. Lo scopo? Difendere le “repubbliche” separatiste di Lugansk e Donetsk nel Donbass, “denazificare” il paese e rovesciare il governo di Kiev. Dopo sei mesi di conflitto, che hanno visto l’uccisione di migliaia di persone e la devastazione di intere città, l’Ucraina festeggia oggi il Giorno dell’Indipendenza da Mosca, avvenuta il 24 agosto 1991. Il presidente ucraino Zelenksy: “"Non ci importa che esercito abbiate, ci interessa solo della nostra terra. Combatteremo per essa fino alla fine". In occasione di questa giornata, ripercorriamo insieme i momenti più importanti del conflitto.
I massacri dei civili
Il ritiro delle truppe russe dalle città vicine a Kiev rivela i massacri perpetrati nei confronti dei civili. Tra di questi il massacro di Boutcha, teatro di omicidi di massa, esecuzioni sommarie, stupri e torture. Le scoperte non hanno mancato di suscitare forti reazioni internazionali.
L’assedio di Mariupol
L’esercito russo inizia l’assedio di Mariupol, città nel sud-est dell’Ucraina. Secondo Kiev, il 90% della città viene distrutta e almeno 20'000 persone perdono la vita. L’Unione Europea definisce questi atti “gravi crimini di guerra". Circa 2'500 combattenti ucraini si trincerano nell’impianto metallurgico Azovstal insieme ad un migliaio di civili, arrendendosi poi verso la metà di maggio.

L’esportazione di cereali e il gas russo
Il blocco marittimo della Russia sul Mar Nero impedisce all’Ucraina di esportare i milioni di tonnellate di grano immagazzinati nei suoi silos. Gli Stati Uniti accusano Mosca di provocare una “crisi alimentare globale”. Grazie alla mediazione della Turchia, all’inizio di agosto la prima nave carica di mais lascia il porto di Odessa. Dopo le costanti diminuzioni delle esportazioni di gas russo verso l’Europa e le interruzioni delle forniture a vari clienti europei, l’Occidente accusa la Russia di utilizzare il gas come strumento di ritorsione contro le sanzioni economiche.
La conquista del Donbass
All’inizio di luglio l’esercito russo sostiene di avere il pieno controllo della regione di Lugansk e cerca di conquistare le città di Sloviansk e Kramatorsk. Nelle città controllate, il Cremlino conduce una politica di “russificazione” comprendente l’introduzione del rublo e l’emissione di passaporti russi. Dei referendum per ufficializzare l’annessione della regione alla Russia sono in programma. Da parte sua, nelle ultime settimane l’esercito ucraino porta avanti una controffensiva nella regione di Kherson. Stando a quanto afferma Kiev decine di villaggi sono stati riconquistati.
La minaccia atomica
Dopo varie tensioni attorno e all’interno di Chernobyl, Zaporizhzhia, la più grande centrale nucleare in Europa, è stata oggetto di molteplici azioni militari, aumentando così i timori di una catastrofe nucleare in Europa. Il 20 agosto, un bombardamento russo ferisce almeno dodici persone a 12 km dalla centrale elettrica di Privdennooukraïnsk, la seconda più potente del paese.
I migranti
Il conflitto in Ucraina ha costretto milioni di persone a lasciare il paese. Per quanto riguarda la Svizzera, la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) comunica che attualmente circa 60'000 persone dispongono dello statuto di protezione S, il quale permette un soggiorno temporaneo valido un anno e prorogabile fino a 5. Entro la fine dell’anno si stima che tra le 85'000 e le 120'000 persone saranno in possesso di questo statuto.

Cosa succederà?
Secondo Francesco Semprini, giornalista e inviato di guerra in Ucraina, per il momento "L' unica certezza è che si tratta di un conflitto la cui fine appare piuttosto lontana. Nessuna delle parti coinvolte, né i russi né gli ucraini, ritengono che ci siano le condizioni minime per negoziare su un cessate il fuoco". Inoltre, all'indomani della Giornata dell'Indipendenza dell'Ucraina "si dovrebbe inviare una terza fase della Guerra" aggiunge Semprini.

