
Con l'America ancora impegnata a tracciare un bilancio del viaggio europeo di Barack Obama e delle sue appendici turca e irachena, l'attenzione della Casa Bianca si sposta già su uno scenario geopolitico più vicino agli Usa. Il presidente sarà nei prossimi giorni in Messico e poi al vertice delle Americhe nei Caraibi, dove dovrà decidere se stringere la mano al venezuelano Hugo Chavez. Non prima però di aver mandato nuovi segnali sui rapporti con Cuba. Per Obama sono giorni senza respiro. Rientrato a Washington a notte fonda da Baghdad, dopo poche ore di sonno si è trovato subito alle prese con i guai della crisi economica e con l'allerta per il sequestro di una nave con equipaggio americano al largo della Somalia. Nel contempo, però, nello Studio Ovale girano i dossier legati all'America Latina, che assorbirà buona parte dell'attenzione di Obama nel periodo pasquale. La settimana prossima sarà a Città del Messico, per un viaggio che segna il culmine dell'offensiva dell'amministrazione contro l'ondata di violenza creata dal narcotraffico messicano lungo le zone al confine tra i due paesi. E il 17-18 aprile sarà la volta del 'Summit of the Americas', il periodico vertice dei leader del continente, stavolta ospitato a Trinidad e Tobago. C'è attesa per un gesto di apertura americano nei confronti di Cuba prima del vertice, una possibilità che sembra essere stata rafforzata dalla missione in questi giorni a L'Avana di alcuni membri del Congresso che hanno incontrato sia Raul, sia lo stesso Fidel Castro. L'anziano leader cubano è apparso "carico di energie e disponibile" alla deputata della California Barbara Lee, che ha riportato da Cuba l'impressione di un regime pronto al dialogo e ad accogliere positivamente aperture della nuova amministrazione. Ancora più entusiasta il suo collega Bobby Rush, dell'Illinois, che ha parlato di "alba di un nuovo giorno" nei rapporti tra i due paesi. Laura Richardson, altra deputata della California, si è detta convinta che Fidel "vuole sinceramente che Obama abbia successo", e che Cuba attende la fine dell'embargo decennale americano. Obama ha già compiuto alcuni passi, in parallelo con il Congresso, per rimuovere una serie di vincoli ai viaggi dei cubani-americani verso il paese d'origine e all'invio da parte loro di denaro ai familiari rimasti sull'isola. Ma Jeffrey Davidow, il consigliere della Casa Bianca che si occupa di organizzare la presenza americana al vertice, ha aggiunto che "non sarebbe sorpreso" se prima dell'appuntamento del 17 aprile Obama annunciasse altri cambiamenti. La fine dell'embargo però incontra resistenze non secondarie anche all'interno del partito di Obama, in particolare tra i membri del Congresso di origini cubane e anticastristi. Insieme con le attese sulla politica per Cuba, si sprecano gli interrogativi su quale atteggiamento terrà Obama riguardo al Venezuela, dopo anni di aperta ostilità tra Caracas e Washington. Negli Usa sono circolate voci di un possibile incontro bilaterale, ma fonti diplomatiche americane citate dal Miami Herald hanno escluso che possa aver luogo. Obama e Chavez si vedranno nei momenti pubblici del vertice, e forse potrebbe arrivare anche una stretta di mano. Ma un dialogo faccia a faccia per ora viene escluso. ATS
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