
La rappresaglia di Donald Trump contro gli alleati NATO colpevoli, ai suoi occhi, di non averlo aiutato in Iran punta al cuore dello schieramento americano sul terreno europeo: quella Germania che ospita 50.000 militari, il grosso di un contingente di 90.000 unità che ha le sue radici nella Guerra Fredda. Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha spiegato che nei prossimi 6-12 mesi 5.000 soldati a stelle strisce lasceranno il Vecchio Continente per tornare in patria ed essere dispiegati altrove, per concentrarsi sulle priorità domestiche e sull'indo-pacifico.
«Trump fa l'offeso» e alza il tiro
Il tycoon non ha ben digerito le parole del cancelliere Friedrich Merz sugli USA «umiliati» dall'Iran e «privi di una strategia» nella guerra, ma nel mirino del commander-in-chief sono finite anche la Spagna - colpevole di non aver sostenuto le azioni militari in Medio Oriente e di non spendere abbastanza per la NATO - e l'Italia, col tycoon piccato per il «no» ricevuto da Palazzo Chigi all'uso delle basi per la guerra, oltre che per la presa di posizione di Giorgia Meloni dopo le sue frasi su Papa Leone XIV. «Trump è molto offeso con l'Italia e la Spagna, e adesso vuole castigarle con la minaccia di ritirare i soldati», commenta a Ticinonews Peter Regli, ex capo dei servizi segreti svizzeri. «Quello che mi preoccupa è che fino adesso il Congresso americano non si è ancora espresso».
Intanto, gli sforzi diplomatici non pagano né da una parte e né dall'altra, con Trump che ha di nuovo rifiutato una proposta di pace e Teheran che ha minacciato una nuova fase della guerra. «La minaccia fa parte della guerra ibrida, oggigiorno», commenta Regli. «Si può minacciare, si può ricattare e alla fin dei conti temo che se Trump non avesse successo, riprenderebbe l'offensiva militare, che naturalmente non porterebbe a niente. L'unico modo è che altri Paesi cerchino di trovare una soluzione».

