
In Bosnia-Erzegovina oggi è giornata di silenzio elettorale in vista delle elezioni generali di domani, con oltre 3,3 milioni di aventi diritto chiamati a rinnovare tutti gli organi istituzionali, a livello sia federale che delle due entità che compongono il complicato Paese balcanico - la Federazione croato-musulmana e la Republika Srpska. Un voto che si tiene nel pieno di una grave e profonda crisi politica e di timori per la stessa integrità territoriale del Paese.
In particolare evidenza è il voto per la presidenza tripartita bosniaca, composta da un rappresentante per ciascuno dei tre popoli costitutivi della Bosnia-Erzegovina - un serbo ortodosso, un bosgnacco musulmano e un croato cattolico. I favoriti dagli osservatori per le rispettive etnie sono la serba Zeljka Cvijanovic, che è presidente uscente della Republika Srpska e candidata per l'Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), il bosgnacco Bakir Izetbegovic, leader del Partito di azione democratica (Sda), e la croata Borjana Kristo dell'Unione democratica croata di Bosnia-Erzegovina (Hdz).
Analogamente agli altri organi istituzionali, i membri della presidenza vengono eletti con un mandato di quattro anni, con la presidenza dell'organo collegiale che viene assunta a turno da ognuno dei tre componenti ogni otto mesi.
Il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, che è membro serbo uscente della presidenza tripartita, è di gran lunga il favorito alla presidenza della Republika Srpska. Considerando l'ampiezza e la complessità dell'architettura istituzionale della Bosnia-Erzegovina, definita dagli accordi di Dayton (Usa) che nel 1995 posero fine alla guerra, in lizza figurano 145 entità politiche, di cui 90 partiti, 38 coalizioni e 17 candidati indipendenti, con gli elettori chiamati a eleggere 518 rappresentanti ai vari livelli, scegliendo fra 7'257 candidati complessivamente.
Rigida appartenenza etnica, identificazione religiosa e forte nazionalismo sono gli elementi che caratterizzano la vita politico-istituzionale e i rapporti sociali nel Paese sin dalla fine della guerra fratricida del 1992-1995, elementi che prevedibilmente domineranno anche l'appuntamento elettorale di domani. Un fattore questo, con i perenni contrasti e veti incrociati fra i rappresentanti delle tre componenti etniche, che è alla base della estrema lentezza se non della sostanziale paralisi del processo di riforme necessarie per avanzare sulla strada dell'integrazione europea.
Tutti i tentativi di riformare la legge elettorale, su pressione in particolare della componente croata, la meno numerosa e che non si ritiene rappresentata adeguatamente nel sistema istituzionale, sono finora falliti e il voto di domani si terrà sulla base della normativa vigente.
Appelli agli elettori a recarsi numerosi alle urne, e a garantire elezioni eque, corrette e democratiche sono stati lanciati a più riprese dall'Alto rappresentante internazionale per la Bosnia-Erzegovina Christian Schmidt (ha il compito di vigilare sull'osservanza degli accordi di pace), dal capo della rappresentanza Ue Johann Sattler e dal presidente della commissione elettorale Suad Arnautovic. Le urne resteranno aperte domani dalle 7 alle 19, stessa ora svizzera

