
Con la serata delle cover, il Festival ha giocato la carta migliore. Tutti gli artisti, ognuno secondo le proprie possibilità, si sono sentiti liberi di sperimentare. Dalla serata del «liberi tutti» un aspetto è emerso molto chiaramente: se una canzone è scritta bene è più facile cantarla ed interpretarla. L’impegno profuso dai cantanti in gara è stato molto più intenso. Forte il senso di responsabilità nei confronti del prodotto musicale originale. Decisamente migliori le performance messe in campo.
Finalmente l’emozione si è sentita, perché era già prepotente in origine. Emozioni amplificate che hanno portato stupore e, in alcuni casi apprezzamento inaspettato. Chi avrebbe mai pensato che la canzone «Su di noi» di Pupo potesse diventare una seria chiave di lettura delle tensioni internazionali e della voglia di ribellarsi a chi vuole decidere le sorti del mondo, usando la violenza?
Una serata che ha finalmente offerto innovazione, sperimentazione, spettacolo, alternando musica, comicità e momenti di riflessione.
È forse questo che il pubblico che ha abbandonato il Festival voleva?

