Cerca e trova immobili
Il racconto
Disastro in Nepal, ora si teme per 17 mila bambini bisognosi d'assistenza
Red. Online
2 ore fa
Florine Bos, responsabile comunicazione di Unicef, parla di una situazione di shock assoluto: «Molti stanno ancora cercando la propria madre nel fango, i propri amici»

Mentre in Nepal si continua a cercare le 3 mila persone disperse in seguito alla devastante inondazione di mercoledì scorso, cresce la preoccupazione per gli oltre 17 mila bambini bisognosi d'assistenza. Le squadre di Unicef sono sul posto. Nel frattempo continua ad aggravarsi il bilancio: sono quasi 700 le vittime, ma il bilancio è destinato ad aggravarsi.

Nel Paese himalayano si continua a scavare nel fango. Dalle colate di materiale depositatesi ovunque continuano a emergere uomini rimasti sepolti per giorni. Le squadre di soccorso battono senza sosta i circa 80 chilometri di vallate devastate dall'alluvione, mentre le cifre di morti e dispersi in Nepal come in Tibet si alzano impietose. Proprio al confine fra i due Paesi, ricordiamo, si trovava anche la coppia residente in Ticino di cui ancora non si ha traccia. Ad affiancare il governo nepalese le organizzazioni umanitarie, fra cui Unicef, che stima 17 mila i bambini bisognosi d'assistenza nel Paese. A Kathmandu abbiamo raggiunto Florine Bos, responsabile comunicazione di Unicef, in procinto di partire per le aree colpite dall'alluvione.

Bos fa sapere che la partenza è prevista per domenica mattina alle 6:00, «sono circa tre o quattro ore di macchina. Se il viaggio procede velocemente possono essere tre ore, ma è una strada che continua a salire e scendere con moltissime curve, quindi potrebbe volerci più tempo. Inoltre in queste ore dovrebbe piovere, quindi dovremo vedere in quali condizioni saranno le strade. Speriamo comunque di riuscire ad arrivare in mattinata. Con noi ci saranno alcuni colleghi del team sanitario. Naturalmente ci sono moltissime altre necessità, ma una delle prime cose che verificheremo sarà come stanno le persone, quali sono i loro bisogni e quale sostegno psicosociale sia necessario per donne, uomini, bambini, per tutti e per le famiglie. Questo è uno dei nostri primi obiettivi».

Inutile dire che la popolazione è sotto shock. La responsabile comunicazione di Unicef racconta: «Quando il mio team è arrivato sul posto la prima cosa che ho notato è stato lo stato di shock assoluto vissuto dalle persone. Hanno perso i propri cari, molti stanno ancora cercando la propria madre nel fango, i propri amici. La nostra priorità è capire quanti bambini abbiano perso i genitori, quanti siano rimasti soli e come possiamo prenderci cura di loro, assicurandoci che ricevano l'aiuto di cui hanno bisogno».

La catastrofe ha suscitato costernazione anche fra la comunità nepalese e tibetana in Svizzera. Il Nepal potrebbe aver bisogno di quattro, cinque miliardi di dollari per la ricostruzione, ha indicato il ministro delle finanze, mentre dal versante tibetano le notizie arrivano con il contagocce e gli aiuti faticano ad accedere. In tutto questo rimane il timore per nuove inondazioni, il cui rischio è tutt'altro che remoto.

Per Florine Bos, «esiste ancora un rischio significativo di una seconda ondata o forse ormai di una terza a causa della presenza di questo lago. È anche per questo motivo che il governo continua a dire alle persone di non avvicinarsi troppo alle rive del fiume e di spostarsi verso zone più elevate. Sarebbe terribile se accadesse, considerando quello che è già successo e il numero di persone che hanno bisogno di aiuto. Una seconda, terza o quarta ondata non farebbe altro che aumentare ulteriormente la necessità e il numero di persone che perdono la vita. Speriamo davvero che non accada.

Intanto permangono gli interrogativi in merito alle cause dell'alluvione. Le prime ricostruzioni indicano il crollo di un'enorme massa di ghiaccio e roccia ad alta quota che avrebbe innescato una catena di eventi fino alla devastante piena. Resta invece da capire che cosa abbia provocato il distacco e quale ruolo possano aver avuto le temperature elevate e il progressivo scioglimento dei ghiacciai himalayani.