
Il trattato sul commercio delle armi (ATT) che regolerà un business multimiliardario a livello globale, è entrato in vigore: un evento accolto come "un nuovo capitolo" dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Il trattato eviterà la fornitura di armi "ai signori della guerra, ai terroristi, alle organizzazioni criminali e alle persone che violano i diritti umani", ha detto Ban. L'accordo regola il trasferimento di armi tra i vari paesi - un traffico da 85 miliardi di dollari - e introduce l'obbligo di valutare le conseguenze delle forniture per i diritti umani. È stato ratificato da sessanta paesi, non però dagli Stati Uniti, il maggiore esportatore di armi al mondo, né da Cina, Russia, India e Pakistan, altri grandi commercianti di armi. Il target di 50 ratifiche necessarie per l'entrata in vigore era stato raggiunto in settembre. Altri Paesi, per un totale di 60, si sono uniti successivamente con Israele che ha ratificato in novembre. Il trattato definisce per la prima volta gli standard internazionali per la compravendita delle armi, legandoli al rispetto dei diritti umani: l'intesa non controlla l'uso domestico, ma chiede che gli Stati membri si dotino di normative nazionali sul trasferimento delle armi convenzionali, tra cui carri armati, aerei e navi da guerra, veicoli da combattimento, artiglieria, elicotteri, missili, razzi a lunga gittata, ma anche fucili, pistole e munizioni. È previsto inoltre il divieto, per gli Stati che ratificano il trattato, di trasferire armi in caso di violazione di un embargo, atti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra.
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