
Le persone fermate dalle forze dell'ordine in Svizzera generalmente vengono trattate correttamente. Nel canton Ginevra, e in misura minore anche a Vaud, sono però state constatate irregolarità, afferma un rapporto del Consiglio d'Europa. La delegazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), in Svizzera dal 10 al 20 ottobre 2011, ha visitato i luoghi di detenzione nei cantoni Ginevra, Vaud, Berna, Turgovia, Zugo e Zurigo. La CPT sottolinea "l'eccellente cooperazione" con le autorità e gli incontri "fruttuosi" con la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga. Le disposizioni del codice di procedura penale sono "in gran parte rispettate", afferma il rapporto. A Ginevra però alcune persone si sono lamentate di non essere state informate dei motivi dell'arresto e di non aver potuto fare subito ricorso ad un avvocato, o essere esaminate da un medico o avvisare i famigliari. In molti casi l'arresto è stato definito "violento". Le violenze delle forze dell'ordine, già constatate dalla CPT in passato, sono ancora di attualità a Ginevra, "Una proporzione inquietante" di persone arrestate si è lamentata per maltrattamenti: "pugni e calci" inferti durante l'arresto anche se il sospettato non ha opposto resistenza. "Queste affermazioni nella maggior parte dei casi sono confermate da dati medici", afferma la commissione. La delegazione ha raccolto anche alcune testimonianze di uso eccessivo della forza durante gli arresti effettuati dagli agenti delle forze speciali della polizia vodese. Per evitare il ripetersi di casi simili, la CPT raccomanda di migliorare la formazione dei poliziotti e di creare a Ginevra un organo di controllo indipendente. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

