
Svizzera, Germania e Austria hanno annunciato oggi che si ritirano dal progetto di costruzione della diga di Ilisu, in Turchia. Le rispettive agenzie responsabili per la garanzia dei rischi delle esportazioni ritengono che le loro richieste in fatto di protezione dell'ambiente, dei beni culturali e della popolazione locale non siano state rispettate. A fine dicembre i tre paesi avevano dato sei mesi alla Turchia per apportare i necessari correttivi al progetto secondo gli standard richiesti dalla Banca mondiale. Il faraonico progetto, nel sud-est dell'Anatolia, dovrebbe produrre 1200 megawatt, per un costo preventivato di 1,5 miliardi di franchi. Alto 135 metri e lungo 1820, lo sbarramento idrico da realizzare sul fiume Tigri dovrebbe disporre di una capacità di 10 400 miliardi di metri cubi d'acqua. Nelle intenzioni delle autorità turche, il progetto permetterà la creazione di 3,8 milioni di posti di lavoro in una regione fortemente depressa, nel settore della costruzione e dei servizi, ma anche del turismo e della pesca. Il rovescio della medaglia risiede nel fatto che oltre 50 mila abitanti dovrebbero essere sfrattati e decine di località inondate. ATS
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