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Estero
Diga Ilisu: reazioni, consorzio deplora, Ong felici, Ankara critica
Redazione
17 anni fa

Il consorzio di imprese svizzere, tedesche e austriache impegnate nella costruzione della diga di Ilisu deplora il ritiro di Berna, Berlino e Vienna. Se ne rallegrano invece le organizzazioni non governative che da anni si battono contro il megaprogetto turco, mentre Ankara critica aspramente la decisione, a suo avviso "politica". Per le imprese interessate, "tutto rimane aperto", ha dichiarato all'ATS Alexander Schwab, portavoce del consorzio: dipende da quel che deciderà Ankara. Schwab pensa tuttavia che la Turchia terrà duro. A suo avviso, il paese non è probabilmente in grado di costruire da solo la gigantesca diga e la centrale elettrica. Dovrà dunque collaborare con imprese estere. Rimane da vedere se Ankara si rivolgerà a imprese cinesi, russe o indiane: "per ora non ne so niente", afferma il portavoce. Il consorzio rischia di perdere contratti per complessivi 680 milioni di franchi. Alle imprese svizzere Berna aveva concesso garanzie per 225 milioni. Schwab non prevede tuttavia una riduzione rilevante di posti di lavoro nelle imprese del consorzio: "il progetto era ancora nella sua fase iniziale e pochi lavori erano stati avviati". Dal canto suo la Federazione delle imprese svizzere Economiesuisse deplora che la Turchia non abbia rispettato in modo sufficiente le condizioni previste e giudica "normale" che Berna abbia deciso di ritirarsi. "Lo Stato è proprietario e organo di controllo dell'Assicurazione svizzera contro i rischi dell'esportazione (ASRE), è dunque normale che tenga al rispetto delle norme internazionali", afferma Cristina Gaggini, direttrice romanda di Economiesuisse e membro del consiglio d'amministrazione dell'ASRE, aggiungendo che il ritiro di quest'ultima è definitivo. Piena soddisfazione esprimono invece due organizzazioni che da anni si battono contro il progetto. In un comunicato congiunto, la Dichiarazione di Berna e l'Associazione per i popoli minacciati parlano di "una importante vittoria (...) della ragione e della società civile". Il no odierno, aggiungono, fa sperare che in futuro "la responsabilità sociale ed ecologica peseranno ormai di più nelle decisioni" dell'ASRE. Al coro dei contenti si associano anche i Verdi svizzeri: il no a Ilisu è un sì al rispetto degli standard sociali e ambientali, come pure alla protezione delle minoranze, affermano in un comunicato. Secondo i Verdi, il blocco del progetto significa anche un rifiuto della privatizzazione dell'acqua e di un nuova fonte di conflitto nel Medio Oriente. Il governo di Ankara ha però già annunciato che non rinuncerà alla diga. La stampa turca ha riferito di recente che i responsabili del progetto intendono posare la prima pietra il 30 luglio prossimo, giudicando che le condizioni imposte dai paesi europei siano state in gran parte soddisfatte. La decisione di procedere anche in assenza di finanziamenti dall'estero sarebbe stata presa il 10 giugno scorso in una riunione presieduta dal premier Tayyip Erdogan. In una prima, stizzita reazione, il ministero turco dell'ambiente deplora quella che chiama una "decisione politica" e conferma che il progetto andrà avanti, senza tuttavia precisare in che modo. Soddisfatto è invece il sindaco della cittadina di Hasankeyf, i cui tesori archeologici scomparirebbero sott'acqua se la diga fosse costruita. "Non vogliamo che Hasankeyf sia distrutta", ha dichiarato Abdulvahab Kusen oggi a Istanbul, citato dall'agenzia stampa tedesca DPA. Il sindaco chiede l'iscrizione del sito nel patrimonio mondiale dell'Unesco. ATS

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