
La Corea del Nord ha giustiziato pubblicamente almeno sette persone negli ultimi 10 anni accusate di avere visto o distribuito video di musica popolare sudcoreana (la cosiddetta K-pop), già definita dal leader Kim Jong-un un “cancro vizioso”.
Con l’aiuto di disertori
È quanto emerge da un rapporto sui diritti umani pubblicato oggi dalla Ong Transitional Justice Task Force con sede a Seul. Il rapporto, che coincide con il decimo anniversario del regime di Kim Jong-un, si basa su 683 interviste ad altrettanti disertori che hanno lasciato il Paese dal 2015 e che hanno aiutato a mappare i luoghi in cui i loro connazionali sono stati uccisi e sepolti nell’ambito di queste esecuzioni pubbliche autorizzate dallo Stato.
Condanne pubbliche
Nel complesso, il gruppo ha raccolto le testimonianze di 27 esecuzioni, di cui 23 pubbliche: di queste, 21 sono state eseguite per mezzo di plotoni d’esecuzione e due per impiccagione.
Grazia per “propagandare la benevolenza di Kim”
Oltre alle sette legate alla visione o alla distribuzione di video K-pop, cinque condanne a morte sono state eseguite per reati di droga, cinque per prostituzione, quattro per traffico di esseri umani, tre per omicidio o tentato omicidio e tre per “atti osceni”. Alcuni dei condannati, prosegue il rapporto, sono stati graziati per “propagandare la benevolenza di Kim Jong-un”.
K-pop “cancro vizioso”
L’influenza straniera è vista come una minaccia per il regime comunista di Kim, che recentemente ha etichettato il K-pop come un “cancro vizioso” che corrompe i giovani della Corea del Nord.
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